La marcia dell’estrema destra per Quentin, molto temuta per i possibili scontri con gruppi di antifascisti a Lione, si è conclusa in serata senza incidenti, nonostante la palpabile tensione. Tanti slogan, con una prima parte del corteo, dove erano presenti 3.200 manifestanti, che chiedeva “giustizia per Quentin”. E una seconda, in cui erano visibili diversi individui vestiti di nero e con il passamontagna.
E dove gli slogan erano invece aggressivi, soprattutto contro gli “antifa assassini”. Durante la marcia non sono mancati saluti nazisti, insulti razzisti ed omofobi. La prefettura, che sporgerà denuncia nei confronti degli autori degli slogan, ha reso noto che i gesti e le grida sono stati individuati nei video della manifestazione e postati sui social. “Conformemente alle istruzioni del ministro dell’Interno – ha detto il portavoce – la prefetta Fabienne Buccio segnalerà al procuratore della Repubblica tutti i gesti e le frasi in questione”.
I genitori di Quentin Deranque, pestato a morte a 23 anni una decina di giorni fa da giovani di gruppi violenti di estrema sinistra, avevano chiesto alla vigilia di non politicizzare la marcia. L’autorizzazione alla manifestazione era arrivata ieri, in extremis, e personalmente annunciata da Laurent Nunez, il ministro dell’Interno, che si era assunto la responsabilità dell’ordine pubblico rivendicando anche di voler proteggere “la libertà d’espressione”.
Si temevano contatti con giovani di sinistra, vicini ai collettivi antifascisti che hanno aggredito Quentin e gli altri, chiamati come “servizio d’ordine” per proteggere una manifestazione di “Némésis”, gruppo di femministe di estrema destra. Protestavano contro la presenza nella facoltà di Sciences Po di Rima Hassan, deputata de La France Insoumise, venuta a fare una conferenza. Il contatto in piazza fra le due estreme non c’è stato, ma quando la marcia è passata davanti all’edificio del Comune, gruppi di antifascisti hanno intonato slogan ostili all’estrema destra.
Si è temuto che la situazione potesse degenerare, perché dal gruppo della seconda parte, quella più battagliera del corteo, che gridava “Antifascisti assassini”, sono comparsi i passamontagna. Ma tutto si è risolto in pochi minuti, grazie ad uno schieramento imponente di poliziotti, gendarmi e droni.
I manifestanti sono arrivati alla fine del loro percorso sul luogo in cui Quentin è stato circondato da 6-7 persone che l’hanno pestato con pugni e calci in testa anche quando era a terra. Procurandogli ferite mortali che ne hanno causato il decesso sabato scorso. Sul punto in cui Quentin è caduto, i manifestanti hanno srotolato un grande striscione nero con la scritta bianca “Adieu camarade”, addio compagno.
Ancora qualche slogan contro gli “antifa”, poi la polizia ha chiesto agli organizzatori di guidare nella calma la dispersione del corteo. Tutti hanno intonato la Marsigliese ed hanno lasciato pacificamente la zona. Dove, per cautela, resterà vigile per tutta la notte lo schieramento di forze dell’ordine. In serata, un solo fermato, una persona alla quale, durante una perquisizione prima della partenza della marcia, erano stati trovati un coltello e un martello.
Sul fronte giudiziario, restano in carcerazione preventiva in attesa di essere presentati davanti ad un giudice sette persone, accusate di aver partecipato al pestaggio di Quentin il 12 febbraio. Fra di loro, due assistenti del deputato de La France Insoumise, Raphael Arnault. Il parlamentare è anche fondatore del gruppo ormai fuorilegge (disciolto lo scorso giugno dal ministero dell’Interno) della Jeune Garde, dai cui ranghi sono usciti gli aggressori di Quentin.
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