Agente picchiato a Torino, ‘manifestazione escalation di violenza’ – Notizie – Ansa.it

Agente picchiato a Torino, ‘manifestazione escalation di violenza’ – Notizie – Ansa.it


“Doveva essere una manifestazione pacifica e invece è diventata tutt’altro”. Così, in video diffuso dalla Polizia Alessandro Calista, l’agente del reparto mobile di Padova circondato, picchiato a calci, pugni e martellate durante gli scontri a Torino. “Mi sento bene, un po’ amareggiato, ma tutto sommato mi sento bene – afferma – la manifestazione si è rivelata violenta e da lì c’è stata un’escalation di violenza da parte dei manifestanti nei confronti degli operatori di polizia”. “Penso che chiunque avrebbe avuto paura, ma con tutti gli addestramenti che facciamo, sono riuscito a gestirla al meglio”.

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La procura di Torino sta valutando l’ipotesi di devastazione per gli scontri avvenuti il 31 gennaio nel capoluogo piemontese durante la manifestazione pro Askatasuna. In seguito alla prima informativa della Digos, giunta al quinto piano del palazzo di giustizia nella tarda mattinata, i pubblici ministeri hanno iscritto nel registro degli indagati i nomi di 24 persone: il più giovane ha 19 anni, il più anziano 45. I reati sono quelli indicati in via preliminare dagli operatori della questura a seconda delle singole condotte: la resistenza e violenza a pubblico ufficiale, il travisamento, l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, il porto di armi improprie.

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Ai ventiquattro, per i quali si procede a piede libero, si aggiungono i tre arrestati, che oggi sono comparsi davanti a un giudice per l’udienza di convalida. Uno è il grossetano individuato come uno degli autori della brutale aggressione al poliziotto Alessandro Calista. Gli altri sono un 31enne e un 35enne residenti nel circondario di Torino, bloccati per resistenza. Uno di loro, nel corso della sua audizione, si è detto “inorridito” dal pestaggio sull’agente, al quale ha espresso “solidarietà”.

Quanto alle accuse, l’uomo ha detto di essersi trovato in mezzo agli incidenti ma non avervi preso parte attiva. Le indagini non si fermano. Mentre in procura ragionano sulla possibilità di contestare la devastazione (che è punita con il carcere da otto a quindici anni) la Digos sta cercando di dare un nome e un volto ad altri protagonisti degli scontri e di capire se c’è stata una regia. Askatasuna, in un documento diffuso sul web, afferma che la manifestazione “è stata un successo politico al di là di tutte le aspettative” grazie ai 50mila scesi in strada “a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni”.

Gli investigatori affermano che sono stati almeno 1.500 i dimostranti che, ad un certo punto, si sono coordinati per dare l’assalto alle forze dell’ordine in corso Regina Margherita a pochi passi dalla palazzina dove, fino allo sgombero dello scorso dicembre, si era insediato il centro sociale. Quel che è certo è che l’invito a partecipare al corteo, diffuso dai tam-tam della galassia antagonista, è stato sentito non solo in Italia, ma nel resto del mondo. I controlli di polizia eseguiti fra il 29 e il 31 gennaio ai valichi di frontiera, ai caselli autostradali e nelle stazioni ferroviarie hanno portato all’identificazione di 54 stranieri: trentacinque francesi, 3 turchi, 2 svizzeri, 2 marocchino 2 spagnoli, 2 polacchi, 1 inglese, 1 Germania, 1 Belgio, 1 Australia, 1 greco, 1 sloveno, 1 messicano e 1 nepalese.

 

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