Dopo tanti appelli, polemiche, dichiarazioni e manifestazioni, è il cinema a prendersi la parola per raccontare la tragedia di Gaza, con uno dei film del concorso più attesi di questa 82/a Mostra, The voice of Hind Rajab della cineasta tunisina Kaouther Ben Hania sulla straziante storia della bambina di cinque anni morta nella Striscia a gennaio 2024.
La piccola, in un quartiere nel pieno di un attacco, rintanata in un’auto con accanto i cadaveri di zii e cugini, aveva dialogato per ore al telefono con gli operatori della Mezzaluna rossa che hanno cercato inutilmente di salvarla. Cuore del film proprio la voce di Hind Rajab, negli audio originali. Un racconto dalla potenza emotiva devastante, salutato in sala nella proiezione ufficiale, da ben 24 minuti di applausi, una lunghissima ovazione durante la quale si sono anche sentite grida ‘Free Palestine!’ e sono comparse tre bandiere della Palestina.
“Un film così andava fatto perché troppo spesso le notizie ci rimandano a fatti che dimentichiamo e ci fanno a volte vedere un mondo a cui è stata negata la parola. La voce di questa bambina di cinque anni di nome Hind in fondo è quella di Gaza che chiede aiuto” ha spiegato la regista che insieme ad altri membri del cast, sul tappeto rosso, ha mostrato grandi foto della bimba. A sfilare, con loro, tenendosi per mano anche Joaquin Phoenix e la moglie Rooney Mara, che sono tra i coproduttori esecutivi del film, (già scelto come candidato ufficiale della Tunisia agli Oscar ) insieme fra gli altri a Brad Pitt Jonathan Glazer e Alfonso Cuaron.
Si resta nella realtà (anche rispetto al rapporto con il potere) ma andando indietro nel tempo per il ritratto di una artista iconica in Duse, di Pietro Marcello, terzo film italiano all’esordio dei cinque in gara con la divina Eleonora, raccontata negli ultimi mesi di vita e splendidamente incarnata da Valeria Bruni Tedeschi. “Lavoro spesso con il personaggio da interpretare come fosse una persona incontrata su un treno e della quale divento subito amica e che, alla fine, mi vuole anche un po’ di bene” spiega. “Sono sempre stato affascinato dai personaggi in rivolta – sottolinea invece Pietro Marcello -. Fin dal soggetto ho subito pensato a Valeria Bruni Tedeschi, ma quello che volevo rappresentare di questa donna è il suo spirito. Ho invece scelto di raccontare gli ultimi anni, quelli della dissoluzione, in un personaggio ottocentesco che si affaccia nel novecento, in un tempo, come quello di oggi, segnato dall’ignavia e in cui tutto è permesso e niente è vero”.
Fuori concorso invece è arrivato un film, che suo malgrado in questi giorni si è ritrovato al centro delle polemiche per motivi extra cinematografici: In the hand of Dante di Julian Schnabel, realizzazione per l’artista/regista di un sogno nato 15 anni fa, adattare il romanzo di Nick Tosches, che intreccia a una storia tra noir e un tocco di follia, Dante e la Divina Commedia. Motivo della bufera, la presenza nel cast di Gerard Butler e Gal Gadot (assenti al lido), per i quali il gruppo Venice4Palestine aveva chiesto alla Biennale la revoca dell’invito “insieme a qualunque artista e celebrità che sostenga pubblicamente e attivamente il genocidio”, una esclusione respinta dall’istituzione veneta e contestata da Schnabel.
“Non c’è alcuna ragione per cui bisognerebbe boicottare gli artisti – sottolinea il regista – io ho scelto questi attori per il loro talento artistico e hanno fatto un lavoro eccezionale nel film, tutto qui e dovremmo parlare più di quello che di queste tematiche”. Dei conflitti in Medio Oriente si è parlato anche sotto un’altra luce, quella del documentario Kabul, between prayers del regista afghano residente in Olanda, Aboozar Amini, non un film sui talebani ma “con un talebano” un viaggio personale tra desiderio di vita e di morte (attraverso il martirio per la causa estremista) che coinvolge adulti e bambini.
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