MARÍA BELMONTE, AL TEMPO DEI GIARDINI. SOGNI, SIMBOLI E MITI D’ACQUA (Touring Club Italiano, pp. 184, 24 euro)
“Immergersi nell’acqua significa, proprio come con il sesso, attraversare una frontiera e addentrarsi in un nuovo territorio, in un’atmosfera in cui esistono valori più elementari che rifrangono il tempo e i sensi; è un’esperienza totale, entri in un altro elemento, ti cali in un’altra dimensione. E mentre ci sforziamo di tenerci a galla, nell’acqua recuperiamo la nostra condizione animalesca ormai dimenticata”. È una lettura rilassante ma anche molto affascinante, oltre a essere un autentico elogio alle fonti il libro “Al tempo dei giardini
Sogni, simboli e miti d’acqua”, scritto da María Belmonte e pubblicato da Touring Club Italiano. Il volume rappresenta un itinerario archeologico-sentimentale nel tempo e nello spazio alla ricerca di innumerevoli fontane e sorgenti, luoghi identificati dall’autrice come magici, custodi di un’energia primordiale, in cui la razionalità lascia il posto al sogno e alla fantasia. Come spiega Belmonte, da sempre l’acqua, con la sua capacità di stimolare i cinque sensi, è stata di ispirazione per la mitologia, l’arte e la letteratura: proprio l’eterno fluire, placido o gorgogliante, rappresenta una sorta di paesaggio sonoro, che riunisce anche i rumori della natura tutta, e offre al contempo un’infinita varietà di “messaggi olfattivi” provenienti dalla terra, dall’aria, dall’umidità, dagli alberi, oltre alla freschezza dell’acqua quando ci dissetiamo o ci immergiamo.
Pagina dopo pagina il lettore viaggerà nell’antica Grecia, quando le sorgenti popolate da dei e ninfe venivano interrogate come fossero oracoli, o ancora nella Roma classica, in cui l’acqua divenne sinonimo di piacere e lusso (le ville più belle avevano tutte delle fontane) ma anche di civilizzazione, con la rete capillare ed efficientissima degli acquedotti. Nel Rinascimento poi la fonte apparve come strumento di riflessione e simbolo di creazione tanto che i giardini architettonici divennero da un lato luoghi di svago, in cui incontrarsi, conversare e rilassarsi, ma anche dettagliati cammini d’acqua “iniziatici”, per stabilire una connessione e conoscere se stessi. Infine il Barocco, in cui il prodigio delle sorgenti e il movimento salvifico e vitalissimo dell’acqua si trasformarono in materia, animando le opere scultoree, come dimostra uno degli esempi più fulgidi dell’epoca, la Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona progettata dal Bernini.
Ricchissimo di riferimenti storico-letterari ma anche di aneddoti personali, il libro rappresenta un invito al lettore a osservare le acque sorgive, le fontane, i rivoli d’acqua godendo di un tempo meditativo, lento, lasciando spazio alla contemplazione e alla meraviglia: un regalo per corpo e anima, una sorta di rifugio e rimedio alla forsennata corsa della routine quotidiana.
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