Almasri, il Tribunale dei ministri autorizza la visione degli atti a Bongiorno – Notizie – Ansa.it

Almasri, il Tribunale dei ministri autorizza la visione degli atti a Bongiorno – Notizie – Ansa.it


 Il difensore della premier Giorgia Meloni e dei ministri coinvolti nel caso Almasri potrà visionare gli atti dell’indagine relativa alla mancata consegna alla Cpi del comandante libico accusato di crimini contro l’umanità. E’ il nuovo colpo di scena nella vicenda in cui ai massimi rappresentati del governo vengono contestati – a seconda delle posizioni – i reati di favoreggiamento e omissione di atti di ufficio. Il tribunale dei ministri, che ha completato l’attività istruttoria ma non ha ancora trasmesso alla Procura di Roma le conclusioni, ha infatti autorizzato la senatrice e avvocato Giulia Bongiorno a visionare quanto finito nel procedimento avviato nei mesi scorsi.
Nell’incartamento ci sono anche documenti dell’Aise classificati e coperti da segreto: per questo i giudici hanno vietato “non solo la copia ma anche la riproduzione sotto qualsiasi forma” degli atti nel fascicolo. Intanto il Governo, per bocca del ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, annuncia che, appena ci saranno “elementi interessanti da riferire al Parlamento”, è pronto a rispondere alle richieste dell’opposizione. “Lo faremo come abbiamo fatto sempre” ha detto il ministro.
Il via libera del tribunale arriva a distanza di pochi giorni dalle polemiche nate su alcuni atti presenti nel fascicolo in base ai quali risulterebbe che il ministero della Giustizia era a conoscenza fin da subito di ciò che stava avvenendo. Si tratta delle comunicazioni intercorse tra i funzionari del ministero di via Arenula tra il 19 gennaio, giorno dell’arresto del generale libico ed il 21, data del suo rimpatrio. Fin dal primo pomeriggio del 19 la capa di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, era a conoscenza dei fatti e diede indicazioni ai magistrati del Dipartimento degli affari di giustizia (Dag) di parlarsi con cautela. La dirigente in queste ore si dichiara “più che serena” aggiungendo che “quando il tribunale avrà sciolto la riserva, saprete il contenuto delle carte”. In base a quanto scrive il quotidiano il Dubbio, nella famosa mail, Luigi Birritteri – il capo del Dag – avrebbe informato Bartolozzi soltanto dell’arresto, ma gli atti sul mandato della Corte penale internazionale non erano ancora giunti. Secondo quanto si evincerebbe dalla missiva, quel giorno non erano stati ancora trasmessi gli atti della Cpi a via Arenula, gli stessi che avrebbero consentito a Nordio di formalizzare da subito l’autorizzazione all’arresto. In quella mail, inviata alle 14.35, Birritteri avrebbe sommariamente messo a conoscenza la capa di gabinetto ed un altro magistrato in merito all’arresto di Almasri, spiegando che il giorno successivo – dunque lunedì 20 gennaio – avrebbero fatto le loro valutazioni sulla base della documentazione che sarebbe stata inviata.
Sulla fuga di notizie il tribunale dei ministri ha presentato una denuncia che finirà all’attenzione dei pm di piazzale Clodio per divulgazione di atti coperti da segreto. Analoga denuncia era stata presentata dal Tribunale lo scorso 12 febbraio, in relazione ad una prima divulgazione di atti sui media. I documenti, spiega il collegio dei giudici, sono “custoditi nella cancelleria della Corte d’assise all’interno di un armadio cassaforte, salvi i passaggi procedurali previsti dalle leggi costituzionali”.
E la richiesta di visionare i documenti agli atti è stata avanzata anche dal legale di Lam Magok Biel Ruei, vittima e testimone delle torture del generale libico e che a febbraio aveva presentato una denuncia a carico del governo per il reato di favoreggiamento. Tutto ciò potrebbe portare ad uno slittamento sulla decisione dei giudici: archiviazione o richiesta di autorizzazione a procedere per gli indagati.
Continua ad attaccare l’opposizione. “Nordio ha mentito in Aula. Non può rimanere un ministro che ha mentito al Parlamento e quindi ha mentito al Paese”, dice Elly Schlein, segretaria del Pd. “Noi crediamo che Nordio si debba dimettere immediatamente.
Se poi Giorgia Meloni non pretende le dimissioni vuol dire che è complice”, fa eco Elisabetta Piccolotti (Avs). “Dal momento che il ministro Nordio è chiaramente inadeguato – osserva Enrico Borghi (Iv) – devono intervenire il sottosegretario Mantovano e la premier Meloni, che non possono guardare altrove e fare finta di niente, perchè ne va dell’immagine del paese all’estero”. 

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