Tutti alla corte di Xi Jinping. In pochi mesi i principali leader europei sono volati a Pechino per incontrare il presidente cinese e rafforzare relazioni commerciali che, dall’altra parte dell’oceano, lo storico alleato statunitense continua a mettere sotto pressione con dazi e critiche all’Unione. Dopo Emmanuel Macron e Keir Starmer, è la volta del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Accolto con gli onori militari dal premier Li Qiang nella Grande Sala del Popolo, Merz ha poi incontrato Xi alla Diaoyutai State Guesthouse, secondo l’emittente statale Cctv. Sarà poi a Hangzhou, polo logistico e tecnologico della Cina orientale.
Dopo la visita a dicembre del ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, l’obiettivo è chiaro nelle parole di Merz, che si è presentato in Cina con una delegazione di circa 30 aziende: la Germania intende ampliare le relazioni economiche e diplomatiche con la Cina perché “ci sono grandi potenziali di crescita per entrambi i Paesi”. Con paletti precisi però. Berlino vuole ridurre la dipendenza da Pechino, oggi primo partner commerciale della Germania: nel 2025 l’interscambio ha raggiunto 251,8 miliardi di euro. Merz intende però evitare l'”errore” di un completo disaccoppiamento. Punta a un “dialogo tra pari” e a una cooperazione “equa”, sollevando i nodi della sovraccapacità industriale e delle restrizioni cinesi all’export di materie prime strategiche, cruciali per la prima manifattura europea e terza economia mondiale. In questa cornice si inseriscono i cinque accordi intergovernativi, tra le altre cose, per rafforzare la cooperazione climatica e riaprire la strada alle esportazioni tedesche di carne suina, ferme dal 2020 per la peste suina. Sul tavolo anche intese tra il China Media Group e le associazioni tedesche di calcio e ping-pong e, secondo Merz, l’acquisto di ulteriori 120 aeromobili Airbus da parte di Pechino.
È un cambio di passo rispetto alla definizione di “rivale sistemico” adottata dal precedente governo tedesco. Xi sembra aver apprezzato: si è detto pronto a portare il partenariato strategico globale “verso nuovi livelli”, ribadendo l’importanza attribuita alle relazioni sino-tedesche e alla cooperazione strategica. Nel dialogo tra i leader è probabile sia entrato anche il dossier Ucraina. La guerra russa, al quarto anno, rende Pechino interlocutore chiave per il Cremlino. “Le grandi questioni geopolitiche non possono più essere risolte senza coinvolgere la Cina”, ha detto Merz prima di partire. Pechino ribadisce una posizione “obiettiva e imparziale”, e oggi la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha sottolineato che le armi nucleari non devono essere usate, auspicando un accordo di pace “globale, duraturo e vincolante” e invitando le parti alla moderazione e a evitare escalation. Dopo le visite dei leader di Francia, Regno Unito, Corea del Sud, Irlanda, Finlandia e del premier canadese Mark Carney, appare chiaro che molti alleati degli Usa guardano sempre più a Pechino come interlocutore. Una dinamica che potrebbe favorire il Dragone in vista della probabile visita di Trump in Cina tra fine marzo e inizio aprile.
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