La giornata di Anna Maria Cabiddu, 56 anni di Siurgus Donigala, nel sud Sardegna, inizia molto presto. Sveglia ogni giorno alle 5 del mattino per correre nell’azienda agricola di famiglia dove sono impegnati il marito e il figlio, per aiutare prima con la mungitura delle pecore, poi per prendersi cura degli altri animali. È solo dopo queste faticose, ma molto soddisfacenti faccende, che Anna Maria indossa la sua tuta protettiva e finalmente raggiunge quella che è la sua azienda, Cuore di Mulargia, e le sue creature: le api.
Lei è una vera ammaliatrice: tratta e parla di questi affascinanti insetti come se fossero quasi i suoi figli. Perché, spiega all’ANSA, “non si può fare l’apicoltrice se non si entra completamente in sintonia con le api e non le si ammira per il grande lavoro che svolgono per l’ambiente”. Un’occupazione totalizzante che la porta molto spesso a saltare la pausa pranzo proprio per dedicarsi alle oltre ottanta arnie dislocate in vari punti dei suoi terreni, affacciati sul lago di Mulargia.
“In Sardegna l’apicoltura è sempre stata donna – racconta -. Erano le donne a smielare i bugni e a preparare l’abbamele, un decotto tipico dell’apicoltura rurale sarda a base di miele con buccia d’arancia essiccata, buccia di limone e mela cotogna. Ogni famiglia ha la sua ricetta e la tramanda di generazione in generazione. Personalmente la utilizzo ancora oggi”. Anna Maria ha ereditato la passione dalla nonna: “Era lei che si occupava della smielatura nel mese di giugno, era sempre lei che raccoglieva gli sciami e non era mai coperta, ma vestita con i suoi abiti normali, la gonna nera e la camicetta bianca. Io da piccola adoravo sentire raccontare queste cose da mia madre che mi parlava di nonna intenta con le api. La nostra famiglia, così come quella di tutti in paese, aveva i bugni di sughero nell’orto”.
La passione di bambina non l’abbandona neanche oggi, anzi la guida nella sua avventura aziendale, dove si occupa da sola di tutta la filiera, dalla produzione fino all’imbottigliamento e alla vendita diretta nelle fiere e sagre in giro per l’Isola. Ed è questa passione, unita alla grande tenacia, che le ha fruttato un importante riconoscimento nazionale: Anna Maria Cabiddu è infatti una delle venti apicoltrici italiane che, alla vigilia della Giornata mondiale delle api, sono state premiate a Roma per APInRosa, il progetto che valorizza l’apicoltura femminile nel nostro Paese attraverso la divulgazione giornalistica delle storie delle apicoltrici e una mostra-evento a loro dedicata.
“Per me – confessa, commossa ed entusiasta – è un grande onore ricevere questo riconoscimento, che serve anche a ricordare alle generazioni future l’importanza delle api. Quando ho iniziato con le prime arnie ormai 16 anni fa, non pensavo che sarei mai arrivata fin qui e che l’azienda sarebbe cresciuta così tanto. Non ho mai chiesto finanziamenti o aiuti esterni, ho sempre fatto tutto da sola e di questo vado fiera. Mi occupo anche della vendita, faccio fattoria didattica perché penso sia fondamentale raccontare tutto quello che c’è dietro un vasetto di miele”.
Ogni miele va raccontato: è questo il motto dell’apicoltrice Cabiddu che ne produce varie tipologie: “Dall’asfodelo al cardo, che quest’anno ha una fioritura bellissima e importante, era dal 2019 che non lo vedevamo così bello. Poi il millefiori, e ogni millefiori è diverso dall’altro, in base anche al periodo dell’anno, l’eucalipto, la sulla sia spontanea che coltivata, il trifoglio e il corbezzolo. Le mie api sono disposte in diverse località del paese, per cui aggrappano molte fioriture”. Un tripudio di fiori che grazie all’opera delle api regalano un nettare prezioso, uno degli ori della Sardegna, di cui apicoltrici come Anna Maria sono orgogliose ambasciatrici.
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