Bce: ‘Crescita modesta nel primo trimestre, con la guerra rischi al ribasso’ – Aziende – Ansa.it

Bce: ‘Crescita modesta nel primo trimestre, con la guerra rischi al ribasso’ – Aziende – Ansa.it


“Gli ultimi dati disponibili sono coerenti con una crescita del Pil modesta nel primo trimestre del 2026”. Tuttavia col deflagrare della guerra in Medio Oriente “i rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine”. Lo scrive la Bce nel bollettino economico di marzo, basato su dati aggiornati al 18 marzo.

Se, prima della guerra, l’economia mondiale mostrava “segnali di tenuta”, ora “l’esperienza dei passati shock energetici avversi suggerisce che l’erosione del reddito reale e il deterioramento del clima di fiducia che ne conseguono potrebbero gravare in misura significativa sui consumi privati” – scrive la Bce – “la forza di tali effetti dipenderà dall’intensità e dalla durata del conflitto, nonché dalla conseguente sua trasmissione”. 

Il rialzo dei prezzi dei beni energetici causato dalla guerra in Medio Oriente spingerà l’inflazione “al di sopra del 2% nel breve periodo”, con un brusco rialzo al 3,1% nel secondo trimestre del 2026, cui farebbe seguito un calo al 2,8% nel terzo trimestre a seguito della flessione delle quotazioni delle materie prime energetiche implicita nei prezzi dei contratti future, scrive ancora la Bce nel bollettino economico, che tuttavia incorpora gli scenari di rischio presentati dalla Bce la scorsa settimana e avverte: “i rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto nel breve termine. Il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe comportare un rincaro dei beni energetici più accentuato e duraturo di quanto atteso attualmente, spingendo a un ulteriore rialzo l’inflazione dell’area dell’euro”. 

Negli Stati Uniti, prosegue la Bce, la crescita “ha subito un notevole rallentamento”, scendendo nel quarto trimestre 2025 “allo 0,2% su base trimestrale, dall’1,1 del terzo trimestre”. L’istituto centrale europeo presenta i dati sulla crescita statunitense – influenzata a fine 2025 dallo shutdown – in maniera diversa rispetto alle statistiche ufficiali Usa che invece riportano uno 0,7% di crescita annualizzata. Con una crescita dello 0,2% l’economia americana è cresciuta allo stesso ritmo di quella europea a fine 2025.

Nel decidere sui tassi d’interesse il Consiglio direttivo della Banca centrale europea “non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi” e e” seguirà un approccio guidato dai dati secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”.

Le decisioni saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione, ma anche sui “rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria”.

 

Panetta, anche stabilità finanziaria a rischio per la crisi energetica

“Le tensioni sui mercati energetici preoccupano non solo per l’impatto immediato su inflazione e crescita, ma anche per le possibili ripercussioni sulla stabilità finanziaria”. Lo afferma il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo intervento alla conferenza con il ministero degli affari esteri secondo cui se si sommano la crisi politica, quella energetica e quella finanziaria “la situazione diventa particolarmente delicata”. “In presenza di volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock” spiega. 

Panetta, vista la crisi energetica e geopolitca in corso per la guerra in Iran, esorta a mantenere presso i mercati la buona percezione “sulla tenuta della finanza pubblica italiana”, che “fino a ora ci ha tenuto al riparo”. Parlando alla conferenza del ministero degli esteri ha ricordato “gli alti livelli di debito pubblico in molte economie, che limitano lo spazio per interventi di bilancio e accrescono i rischi per i mercati. Variazioni nella percezione del rischio da parte degli investitori globali possono così tradursi rapidamente in tensioni sui titoli sovrani e nei flussi di capitale”.

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