Blitz in casa di Ilhan Omar, si indaga sullo status di immigrata – Notizie – Ansa.it


Blitz degli agenti del Dipartimento per la Sicurezza Interna a casa della deputata democratica progressista Ilhan Omar, la ‘nemica’ giurata di Donald Trump che è arrivato a definirla “spazzatura”.

L’irruzione cade a poco più di 20 giorni dalle elezioni di metà mandato, contravvenendo a una consolidata tradizione della giustizia americana che da decenni evita raid di questo tipo a ridosso del voto.

Il mandato di perquisizione è stata eseguito nell’ambito di un’indagine penale sullo status di immigrata di Omar. Gli agenti si sono presentati alla sua porta nelle prime ore del mattino e sono rimasti all’interno dell’abitazione per cinque ore alla ricerca di documenti compilati dal defunto padre di origine somala quando era bambina. “Sto bene. Non c’è dubbio: questo è un tentativo di colpire gli avversari politici e di usare le forze dell’ordine federali come arma politica”, ha scritto la deputata del Minnesota alleata della pasionaria democratica Alexandria Ocasio-Cortez. “Trump mi prende di mira da dieci anni con bugie infondate e campagne diffamatorie. Questa è l’ultima fase di una campagna di pressione politica e di intimidazione. Non riusciranno a mettermi a tacere”, ha aggiunto.

Da mesi il presidente non le risparmia critiche e aleggia dubbi sulla legalità della sua cittadinanza. “È sposata con suo fratello; deve lasciare il nostro Paese”, ha ripetuto più volte.

Prima musulmana eletta al Congresso americano, dove è entrata cavalcando politiche progressiste ed è salita alle cronache nazionali per essere parte dello ‘Squad’ guidato da Ocasio-Cortez, Omar è nata in Somalia e si è trasferita negli Stati Uniti da bambina per sfuggire alla guerra civile.

Nell’ultimo anno è finita sotto il fuoco incrociato delle critiche dei repubblicani per una frode miliardaria di cui Trump accusa da settimane il Minnesota, stato rappresentato da Omar.
Secondo le autorità federali, alcuni membri della comunità somala dello stato ha presentato conti alle agenzie statali per servizi sociali mai offerti, intascando cifre significative. Il blitz contro la progressista piomba sulle elezioni e conferma, secondo i critici, le difficoltà di Trump e dei repubblicani. Per cercare di salvare le midterm conservatrici è sceso in campo Elon Musk a suon di milioni, per l’esattezza 276 finora. L’uomo più ricco del pianeta, alla guida di SpaceX e Tesla, ha messo in campo un’operazione ramificata per mobilitare l’elettorato e aiutare il Grand Old Party a contrastare le difficoltà ampiamente segnalate dai sondaggi sull’operato del presidente Usa, tra costi della vita e dei carburanti alle stelle, l’inflazione che non frena e una guerra all’Iran sempre più impopolare. Musk, con la mossa, è di gran lunga il principale donatore delle elezioni di metà mandato, secondo il New York Times: ha donato 158 milioni al Senate Leadership Fund, il principale super Pac a supporto dei candidati repubblicani, in quella che è tra le più ingenti donazioni politiche nella storia americana, superiore all’intera somma raccolta nello stesso trimestre dal corrispettivo gruppo democratico da tutti i suoi donatori. Musk ha anche avviato una vasta mobilitazione elettorale con America Pac, da lui fondato nel 2024. In estate ha donato oltre 76 milioni di dollari per attività mirate in sette stati chiave per il Senato e in quasi trentasei sfide elettorali per la Camera, puntando a mobilitare i repubblicani più difficili da raggiungere.

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