Le Borse europee peggiorano, in scia con il calo dei listini asiatici e con l’avvio dei dazi americani. La politica commerciale di Donald Trump, secondo gli analisti, avrà un forte impatto sull’economia con il rischio di una recessione globale. Si va verso un avvio pesante di Wall Street dove i future sono in calo di oltre il 3%. Sul fronte valutario soffre il dollaro che si è indebolito sulle principali valute internazionali.
L’euro sale a 1,1054 sul biglietto verde. Lo stoxx 600, l’indice che raccoglie 600 delle principali capitalizzazioni di mercato europee, lascia sul terreno il 2%. In rosso Parigi (-2,5%), Milano e Francoforte (-2,2%), Londra (-1,5%) e Madrid (-1,2%). Sui principali listini pesano il settore tecnologico (-3,9%) e il lusso (-4,6%). Contiene le perdite il comparto dell’auto (-1,9%). Vendite sulle banche (-3,7%). A Wall Street, dove i future sullo S&P cedono il 3,5% e sul Nasdaq il 4%, in pre-apertura è in rosso Tesla (-5,5%), Apple (-7,4%) e Amazon (-6%). I rischi di recessione si abbattono sul petrolio e il gas. Il Wti cede il 4,7% a 68,34 dollari al barile. Il Brent scende a 71,60 dollari, con una flessione del 4,5%. Ad Amsterdam le quotazioni del gas mettono a segno un calo del 5% a 39 euro al megawattora.
Inverte la rotta l’oro che si attesta a 3.097 dollari l’oncia. In calo i rendimenti dei titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund è stabile a 112 punti, con il tasso del decennale italiano al 3,76% e quello tedesco al 2,63%. A Piazza Affari forte calo per Tenaris (-7,1%), Prysmian (-5,1%) e Unicredit (-5%). Male anche Stm (-3,1%), Iveco (-2,3%) e Stellantis (-1,5%). In controtendenza A2a (+2,7%), Terna e Leonardo (+1,8%), Enel e Campari (-1,7%).
Bce, i dazi sono un grosso motivo di preoccupazione
“Le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione”. Lo si legge nel resoconto (minute) della riunione della Bce del 5 e 6 marzo, che dà conto anche dei dubbi dei governatori sul segnale da dare sui tassi d’interesse: i membri del Consiglio direttivo giudicavano “importante” che la comunicazione non dia un segnale in alcuna direzione in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.
IL PUNTO ALLE ORE 13
I dazi lanciati da Donald Trump si abbattono come una mannaia sui mercati con le Borse che vedono il solo crollo di Hanoi mentre le altre registrano cali che, secondo gli analisti, sono fisiologici. Verso un avvio pesante, invece, per Wall Street dove i future sono in calo di oltre il 3%.
La mattinata, dall’Asia all’Europa, ha fatto registrare vendite sul mercato azionario. Tra i principali listini asiatici c’è Tokyo che ha ceduto il 2,8% e Hong Kong (-1,5%). In rosso ma senza particolare drammi la Cina con Shanghai (-0,2%) e Shenzhen (-1,1%). Discorso diverso, invece, è quello dei listini del sud-est asiatico con le economie dei singoli Paesi che sono “molto sensibili ai dazi statunitensi”, spiegano gli analisti. Gli Stati Uniti, infatti, sono tra i principali partner commerciali di Singapore, Vietnam, Thailandia. E così, oltre al Vietnam, ha chiuso in calo anche la Borsa di Singapore (-0,3%) e quella della Thailandia (-1,4%). Seduta pesante anche per l’Europa dove lo stoxx 600, l’indice che raccoglie 600 delle principali capitalizzazioni di mercato europee, è in calo dell’1,5%. Nel Vecchio continente maglia nera per Parigi (-2,1%).
Male anche Milano (-1,9%), Francoforte (-1,6%), Londra (-1,2%) e Madrid (-0,8%). I settori maggiormente colpiti sono quelli del lusso (-4,5%) e della tecnologia (-3,6%) mentre tengono le auto (-1,4%). Significativo il calo di Adidas (-10%), Pandora (-12%), Puma (-9%), Burberry e Richemont (-6%). Ma anche di Logitech International (-11%), Nokia (-5%) e Asml (-3%), Stm (-1,7%). Il settore delle auto, invece, vede Porsche (-1,5%), Renault e Volkswagen (-0,6%), mentre è poco mossa Stellantis (-0,08%). L’ondata dei dazi ha messo in difficoltà il dollaro rispetto alle principali valute. L’euro sale a 1,1044 sul biglietto verde. In aumento anche la sterlina (+1,2%) e il franco svizzero (+2,1%).Lima il rialzo l’oro che si attesta a 3.114 dollari l’oncia. I rendimenti dei titoli di Stato, intanto, sono in deciso calo.
Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 112 punti, con il tasso del decennale italiano al 3,75% (-6 punti base) e quello tedesco al 2,63% (-8 punti). La politica commerciale di Donald Trump, secondo gli analisti, avrà un impatto negativo sulla crescita economica globale con il rischio di una recessione. E su queste basi che si muovono in calo il petrolio e il gas. Il Wti scende del 4% a 68,60 dollari al barile e il Brent del 4,1% a 71,89 dollari. Ad Amsterdam le quotazioni del gas scendono del 3,7% a 39,72 euro al megawattora.
Il dollaro si indebolisce ancora. Prezzo del petrolio in calo, Wti a 69,87 dollari
Il dollaro continua a indebolirsi sulle principali valute dopo l’avvio dei dazi decisi da Donald Trump. L’euro sale dell’1,6% sul biglietto verde a 1,1032. In aumento anche la sterlina a 1,3175 (+1,3%) e il franco svizzero a 1,1560 (+1,9%).
Prezzo del petrolio in calo questa mattina sui mercati delle materie prime dopo l’annuncio del presidente degli Usa, Donald Trump sui dazi: il Wti con consegna a maggio passa di mano a 69,87 dollari con un calo del 2,57% mentre il Brent con consegna a giugno è scambiato a 73,13 dollari con una flessione del 2,43%.
JPMorgan: ‘Dai dazi rischio di recessione per l’economia mondiale’
Se gli Usa manterranno gli ingenti dazi annunciati, c’è un rischio recessione per l’economia statunitense e mondiale nel 2025. Lo afferma JPMorgan in una nota agli investitori, riportata da Cnn. “Sottolineiamo che queste politiche, se mantenute, probabilmente spingerebbero l’economia statunitense e mondiale in recessione quest’anno”, hanno affermato gli analisti. JPMorgan ha osservato che le tariffe aumenterebbero le tasse per gli americani di 660 miliardi di dollari l’anno, il più grande aumento fiscale nella memoria recente. E aumenteranno anche i prezzi, aggiungendo il 2% all’indice dei prezzi al consumo, una misura dell’inflazione statunitense che ha fatto fatica a tornare con i piedi per terra negli ultimi anni. “L’impatto sull’inflazione sarà sostanziale”, hanno affermato gli analisti. “Consideriamo la piena attuazione di queste politiche come uno shock macroeconomico sostanziale”.
Record nella notte per oro Spot a 3.167 dollari, poi ripiega
Nuovo record nella notte per l’oro con consegna immediata dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sui dazi: il metallo prezioso Spot è stata scambiato intorno alle 2.00 italiane a 3.167 dollari per poi ripiegare. Poco prima delle 8.00 è scambiato a 3.131,97 dollari con un avanzamento dello 0,5%.
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