E’ destinato ad allargarsi il quadro dell’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale, che ha scatenato l’ennesima bufera sul calcio. Con un esposto e una testimonianza lo scorso luglio, infatti, l’ex guardalinee di serie A Domenico Rocca, che ha fatto venire a galla tutti i veleni nel mondo dei fischietti, ha descritto un meccanismo che “altera i regolamenti” per “ottenere i propri obiettivi”, con tanto di favoritismi alle squadre, e “preservare” i propri “uomini”. E ha messo in fila una serie di partite in cui sarebbero stati violati i “principi di lealtà, correttezza e trasparenza nelle designazioni e nelle valutazioni”.
Così mentre ieri mattina sono arrivati due inviti a comparire per gli interrogatori del 30 aprile al designatore arbitrale Gianluca Rocchi e al supervisore Var Andrea Gervasoni, entrambi ora autosospesi e accusati dal pm Maurizio Ascione di concorso in frode sportiva, il focus si concentra pure su quelle “altre persone” non esplicitate nelle imputazioni e da cui si presume un ampio numero di indagati e un’attenzione sui club, oltre anche a Daniele Paterna, addetto alla Var, convocato come teste e poi iscritto per falsa testimonianza.
“Sono contestazioni che non si riescono a capire, perché si segnala un concorso di più persone, ma questi altri non vengono indicati. Io non ho mai visto che l’altro soggetto del presunto accordo nella frode sportiva non venga indicato”, spiega l’avvocato Antonio D’Avirro, legale di Rocchi, il quale dovrà essere sostituito dall’Associazione italiana arbitri. Intanto, per chiedere il commissariamento della Figc si è mossa anche la Lega, il partito del vicepremier Matteo Salvini, perché “il calcio italiano non è mai stato così in difficoltà, tra scandali e fallimenti sportivi in serie”. Per il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, però, “giudizi affrettati o conclusioni di qualsiasi genere sono fuori posto, nell’attesa doverosa che le indagini compiano il loro percorso per stabilire la verità”.
Inchiesta in cui si contesta anche, stando alle tre imputazioni a carico di Rocchi – oltre alle ormai note “bussate” al vetro come presunto condizionamento sulla sala Var in Udinese-Parma del primo marzo 2025 – di aver favorito l’Inter con una designazione, quella di Andrea Colombo “arbitro gradito”, in una trasferta a Bologna del 20 aprile 2025. E di essersi mosso, con un presunto accordo a San Siro “con più persone” il 2 aprile 2025, affinché il “poco gradito” ai nerazzurri Daniele Doveri, secondo il pm, non li arbitrasse nella fase finale del campionato e nell’eventuale finale di Coppa Italia, che l’Inter non giocò perché perse prima col Milan. “Sono tranquillo. Inter estranea e lo sarà anche in futuro”, ha commentato Giuseppe Marotta, il numero uno dell’Inter, prima della partita contro il Torino, aggiungendo: “noi non abbiamo arbitri graditi o non graditi”.
Intanto, proprio in relazione ad un possibile scenario più esteso, riemergono le parole di una lettera di Rocca alla Commissione arbitri, alla base del primo esposto che la giustizia sportiva archiviò. Un’archiviazione arrivata perché, come precisato dal procuratore della Federcalcio Giuseppe Chinè, “sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi” durante Udinese-Parma, unico episodio che veniva contestato, dopo le testimonianze dei “varisti” e le analisi non emersero “condotte di rilievo disciplinare sportivo”. Rocca, però, nella missiva e nell’audizione a Milano avrebbe fatto riferimento a più episodi. Alcuni sono citati nella lettera, come quell’Inter-Roma del 27 aprile 2025 con trattenuta su Bisseck in area, ma rigore non dato ai nerazzurri. “Errore grave – scriveva nel maggio 2025 – che molto probabilmente determinerà la perdita del campionato della società Inter a favore della società Napoli”.
Intanto, date le convocazioni “al buio”, senza altri atti utili, le difese di Rocchi e Gervasoni potrebbero anche optare per la linea del silenzio in Procura. “A lui si contesta di essere intervenuto su una partita di Serie B (Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025) quando era supervisore per la serie A”, ha fatto presente l’avvocato Michele Ducci, che assiste Gervasoni. Infine, sul caso Inter-Verona del gennaio 2024, quello dell’ormai nota gomitata di Bastoni, l’avvocato Simone Ciro Giordano, legale dell’assistente Var Rodolfo Di Vuolo, spiega che un fascicolo fu aperto a Milano “due anni fa” su denuncia di un tifoso del Verona e Di Vuolo venne sentito, ma “poi non abbiamo saputo più nulla e credo vada verso l’archiviazione, perché non c’è nulla di fondato”.
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