‘Cacciamoli col fuoco’, gli anti-migranti i nuovi troubles – Il reportage – Notizie – Ansa.it

‘Cacciamoli col fuoco’, gli anti-migranti i nuovi troubles – Il reportage – Notizie – Ansa.it


La rabbia contro il vicino stavolta divampa sugli appartamenti a fianco, nella stessa strada. È cosi che tra le periferie di Belfast è tornato il tanfo del carbone. Lungo i palazzi bassi tra le traverse di Newtownards Road, sotto le bandierine della Union Jack e della bandiera dell’Ulster, in questi giorni si parcheggia a fianco a macchine e autobus bruciati o può capitare di bussare a porte annerite.

Ma le fiamme, un messaggio per nigeriani, siriani, pakistani o afghani, hanno invece polverizzato gli infissi di legno dei residenti del posto: sono effetti collaterali della messa in pratica oltranzista della teoria della remigrazione. Il segnale più evidente ed esasperato è invece la caccia all’immigrato, innescata dopo l’accoltellamento di un cittadino britannico da parte di uno sudanese: cause ed effetti che si verificano in Irlanda del Nord, un luogo storicamente al fianco dei senza terra e dei rifugiati palestinesi o baschi.

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“È inutile terrorizzarli, tanto i migranti si spostano da un’altra parte e il problema non lo risolvi”, spiega Ricky, un uomo di mezza età che esce di casa, davanti ad una delle carcasse delle auto, chiacchierando in vestaglia mentre dal collo si intravede il tatuaggio della svastica. Lui specifica di non avere alcun interesse per le ‘riots’, le rivolte a suon di molotov e mattoni dove ragazzi giovanissimi, dagli adolescenti ai ventenni, si coprono il volto utilizzando le tecniche dei vecchi ‘troubles’.

Sono loro adesso a raccogliere l’eredità delle strategie paramilitari di trent’anni di guerra civile in tutta l’Irlanda del Nord. Ad ispirarli ci sono i lealisti, gli estremisti di destra da sempre a schierati per il mantenimento del legame con il Regno Unito.

Del resto tutte le vie dei quartieri intersecano Newtownards Road, dove i dipinti dei murali raffigurano soldati unionisti con il passamontagna che imbracciano fucili automatici, bambini pronti a combattere o uomini in marcia. A quanto pare però – dicono nel quartiere – “i veri lealisti si tengono alla larga da questi scontri, ma avrebbero garantito ai ‘giovani troubles’ – così in tanti chiamano gli attuali protagonisti dei disordini – una protezione in caso di reazioni dei migranti presi di mira”.

Nei riottosi in salsa remigratoria però non c’è alcuna fede. Avanzano per le strade con il calare della sera appiccando focolai fino a dare fuoco a intere case sotto gli occhi della gente, restata ad osservare impietrita il gruppo di quegli incappucciati di nero che spuntavano ovunque lungo le villette di Antrim Road, diretti al Chimney Corner hotel – una struttura che ospita i rifugiati – e fermati solo dagli idranti degli agenti. Non era una manifestazione, né un corteo, erano disordini e basta: le battaglie che portarono al drammatico Bloody Sunday, evento significativo della storia dell’Irlanda, fanno parte di altre generazioni e di trouble resta solo il nomignolo ancora appiccicato a chi oggi fronteggia la polizia.

Resta tanta insoddisfazione per una crisi acuita dalla Brexit, che di fatto ha indebolito il legame tra Irlanda del Nord e Regno Unito, amplificata con angoscia dal mantra: “I migranti qui sono un problema”. Ne è fermamente convinto Chris, trentenne, che fa l’autista e pur stigmatizzando le violenze commenta: “Chiunque commette crimini, ma perché sommare ai nostri anche quelli di chi viene da fuori?”, dice tirando fuori una serie di episodi con stranieri che hanno compiuto reati. In tanti accusano “quegli stranieri che non hanno lavoro, incassano i sussidi e poi finiscono nelle maglie della delinquenza”.

A puntare il dito sono soprattutto i più giovani, mentre adulti e anziani fanno i vari distinguo: “L’importante è che molti di loro lavorino e paghino le tasse” e “non bisogna badare a episodi isolati”. Gesti e commenti di intolleranza appaiono invece più frequenti nelle giovani generazioni, quasi un paradosso. Per i movimenti etno nazionalisti che si fanno largo anche in Irlanda del Nord, il nuovo vicino di casa stavolta viene da lontano e, dopo trent’anni, torna a minacciare l’identità dell’Ulster.

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