“Astensione dalle udienze dall’8 al 12 giugno”: gli avvocati insorgono contro la Procura di Perugia per la vicenda delle intercettazioni avvenute nella sala dei colloqui nel carcere di Capanne, nel capoluogo umbro dove sarebbe emersa, nel corso di un procedimento penale, “la sistematica e indiscriminata captazione dei colloqui tra detenuti e i propri difensori”. Ad annunciare la mobilitazione è l’Unione delle camere penali che per l’11 giugno ha anche indetto una manifestazione nazionale a Perugia: “Quanto accaduto costituisce una gravissima violazione del diritto di difesa, garantito dalla Costituzione, dalla Cedu e dal codice di procedura penale che occorre denunciare con fermezza”, viene spiegato dall’Ucp. E adesso gli avvocati fanno appello al Consiglio superiore della magistratura affinché “verifichino i fatti accaduti e ne traggano le conseguenze disciplinari e ordinamentali del caso”.
Sulla vicenda intanto interviene anche la deputata della Lega ed ex magistrato, Simonetta Matone, che attacca rinvangando le passate tensioni della campagna referendaria sulla riforma costituzionale della Giustizia: “Qualche autorevole magistrato lo aveva lasciato intendere con chiarezza: dopo il referendum si fanno i conti. Me lo aspettavo come molti di coloro che hanno votato ‘sì’ per cambiare la giustizia”.
Il senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, aggiunge di aver “presentato ben due interrogazioni al ministro della Giustizia sul caso Stasi, intercettato mentre parlava con il suo difensore, Giarda, e sulle intercettazioni della procura di Perugia all’interno del locale istituto di pena. Spero che il ministro disponga ispezioni e che sanzioni con il necessario rigore tali gravissime violazioni”.
Le intercettazioni in questione – secondo quanto riferisce l’Unione delle Camere Penali – sarebbero state disposte nell’ambito di un’indagine su un presunta banda di spacciatori di droga. Il provvedimento autorizzativo del giudice riguardava esclusivamente “i colloqui intercorsi tra uno specifico difensore (che è indagato nel procedimento) e il suo assistito, ma dalle risultanze processuali sarebbe emerso che le operazioni sarebbero durate sei mesi captando e registrando i colloqui di almeno quindici avvocati diversi da quello indagato indicato nel decreto autorizzativo”. Inoltre – sempre secondo quanto viene riferito dall’Ucp – “uno dei soggetti illegittimamente intercettati era imputato in un procedimento trattato dal magistrato titolare delle indagini che aveva originato l’intercettazione, con la conseguenza che l’ufficio del pubblico ministero si è trovato con certezza nelle condizioni di conoscere in anticipo le mosse della difesa”. Le registrazioni dei colloqui “non sarebbero state immediatamente distrutte, come prevedono le nuove norme, ma inserite nel materiale investigativo e poste a disposizione delle parti processuali”.
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