Cannes verso il gran finale attende le giovani ragazze madri dei fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne (Jeunes Meres) che potrebbero acciuffare la terza Palma d’oro svettando su tutto il pantheon della storia del festival con un film di cui si parla come di un nuovo capolavoro per sensibilità e umanità di racconto. E la sorpresa The Mastermind di Kelly Reichardt con Josh O’Connor (appena visto come musicista gay in The history of sound accanto a Paul Mescal) nei panni di un trafficante d’arte nell’America degli anni ’70.
Intanto si registra un record di applausi, per una premiere trionfale del dramma dell’incomunicabilità familiare di Sentimental Value del norvegese Joachim Trier: 19 interminabili emozionanti minuti che rappresentano il terzo posto del podio della storia di Cannes dopo Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro e Farenheit 9/11 di Michael Moore. In concorso sono passati due film: il melodramma Woman and Child dell’iraniano Saeed Roustaee e il sorprendente estetizzante Resurrection della cinese Bi Gan. Woman and Child è arrivato al festival dopo l’emozione Panahi con A Simple Accident e quindi decisamente con un gap: diversi suoi connazionali in esilio hanno accusato il giovane regista di essersi compromesso con questo lavoro, che rispetta le rigide leggi della Repubblica islamica, in particolare per quanto riguarda l’uso del velo che la protagonista (Parinaz Izadyar, da premio) indossa in ogni scena e che è stato notato non senza polemica. Resurrection è un fantasy monumentale e divisivo (160 minuti o scappi o resti) su una donna la cui coscienza cade nel ‘fuso orario eterno’ durante un intervento chirurgico, così, schiava dei suoi stessi sogni, cerca di rianimare il cadavere di un androide privo di memoria raccontandogli delle storie.
La star del giorno è italiana: Alessandro Borghi, ‘unconventional’ cowboy per Testa o Croce? di Matteo Zoppis e Alessio Rigo de Righi in concorso a Un Certain Regard. Borghi torna al festival dopo avere scalato Le 8 Montagne con l’inseparabile Luca Marinelli nel 2022. L’attore e l’interprete francese poliglotta Nadia Tereszkiewicz sono Santino e Rosa, in fuga dalla terra dei butteri in un western che parte classico e diventa surreale fantasticando sulla visita di Buffalo Bill (John C. Reilly) in Italia nel 1890 e nel 1906 che leggenda vuole abbia avuto anche una sfida tra cowboy americani e butteri maremmani. Nel film, una produzione Ring film e Cinema Inutile con Rai Cinema, in sala successivamente con 01, in un rodeo tra cavalieri americani e italiani, la giovane moglie del signorotto locale, Rosa, si innamora di Santino, il buttero che vince la sfida e intravede una strada verso la libertà. In seguito all’omicidio del marito, i due fuggono inseguiti, anche perché sulla testa di lui c’è una grossa taglia. E poi rivoluzionari alla Pancho Villa, traditori delle paludi, vendette: come in ogni ballata western che si rispetti, il destino lancia la moneta. “Santino mette davanti a tutto le sue fragilità e i suoi limiti, non sa sparare, non sa gestire le situazioni esplosive, si fa tirare dentro gli eventi, sa solo andare a cavallo, insomma è un cowboy ma anche un meraviglioso scemo emblema di tutti noi maschi e l’ho trovato meraviglioso”, dice Alessandro Borghi parlando di un set lungo, comunitario, caotico e creativo tra il Circeo e la Toscana.
Uno degli attori più amati della sua generazione ha scelto di stare dentro l’avventura “fuori dagli schemi di due matti che sono i nostri registi, perché era una storia originale come raramente capitano – dice all’ANSA Borghi – in quanto sono riusciti a inserire in un mondo western un cambio di marcia per metterci tutta una serie di tematiche che sono estremamente contemporanee e che hanno messo tutti noi nella condizione di lavorare sull’indole dei personaggi per portare messaggi diversi da quelli machisti cui sono collegati. È stata un’esperienza straordinaria di fango, polvere, cavalli, scene cambiate, ‘discusse’, improvvisazioni, crisi di nervi, gente che litiga, poi si abbraccia”.
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