La violenza dei coloni in Cisgiordania provoca un nuovo attrito tra Italia e Israele. L’ultimo episodio ha coinvolto due carabinieri in servizio al Consolato generale di Gerusalemme, “fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e interrogati” da un uomo, mentre facevano un sopralluogo vicino a Ramallah.
La protesta di Roma è stata immediata: Giorgia Meloni, che ha fatto filtrare la forte irritazione per un fatto ritenuto “inaccettabile”, ha sentito Antonio Tajani per concordare la convocazione dell’ambasciatore israeliano Jonathan Peled. Ed il rappresentante dello Stato ebraico ha espresso rincrescimento per l’accaduto, indicando che il suo governo effettuerà le opportune indagini.
Appena due mesi fa, nei pressi di Gerico, tre attivisti italiani erano stati aggrediti mentre dormivano da un gruppo di uomini mascherati, che volevano cacciarli dalla zona. I due carabinieri – ha riferito la Farnesina – stavano facendo una ricognizione per preparare una missione degli ambasciatori Ue in un villaggio in territorio dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Ad un certo punto, sono stati minacciati da un uomo armato in abiti civili che ha puntato su di loro un fucile. I militari, passaporti e tesserini diplomatici e auto con targa diplomatica, sono stati “interrogati” dal civile ma, rispettando le loro regole di ingaggio, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali. L’uomo ha passato loro una persona al telefono, non identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area militare e dovevano allontanarsi.
Eppure, dopo una verifica con il Cogat, il comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati, è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto. La vicenda si è conclusa con i carabinieri rientrati incolumi al Consolato, che hanno riferito i fatti all’Ambasciata e al comando dell’Arma. Il comandante generale Salvatore Luongo li ha poi contattati telefonicamente per esprimere vicinanza e solidarietà.
Sottolineando che “hanno dimostrato, ancora una volta, grande delicatezza, coraggio e professionalità, evitando di cadere nelle provocazioni e scongiurando così il degenerare della situazione”. Dopo l’incidente l’ambasciatore italiano ha ricevuto istruzioni di presentare una nota verbale di protesta al governo di Gerusalemme al massimo livello, inclusi lo stato maggiore dell’Idf, la polizia e lo Shin Bet. In seguito il ministro Tajani ha chiesto di convocare l’ambasciatore di Israele in Italia per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta, condivisa dall’opposizione, dal Pd a M5s, da Avs e Iv.
Lo scorso 30 novembre, dieci coloni a volto coperto avevano fatto irruzione all’alba nella comunità di Ein al-Duyuk sorprendendo nel sonno tre volontari italiani e una canadese, arrivati in Cisgiordania per fornire assistenza ai civili palestinesi. I tre erano stati derubati e picchiati, con l’avvertimento ad andarsene e non tornare più.
Anche in quell’occasione Tajani aveva parlato di un fatto “gravissimo”, lanciando un appello al governo di Israele perché impedisse “la prosecuzione di queste violenze, che non servono alla realizzazione del piano di pace per il quale tutti quanti stiamo lavorando”.
Appelli più volte condivisi da altri governi europei e dall’Onu, mentre anche Donald Trump ha di recente chiesto a Benyamin Netanyahu di “cambiare rotta” sulle politiche in Cisgiordania, per non compromettere gli sforzi di pace a Gaza. Le violenze dei coloni israeliani sono fortemente aumentate dal massacro di Hamas del 7 ottobre che ha innescato la guerra a Gaza.
E continuano anche adesso, nonostante il cessate il fuoco in vigore nella Striscia dal 10 ottobre. Un recente rapporto dell’Onu ha ricordato che le aggressioni ai palestinesi sono andate di pari passo con l’espansione degli insediamenti nella West Bank. Il governo Netanyahu, su pressione della compagine nazionalista, negli ultimi tre anni ne ha autorizzato una novantina di nuovi.
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