La prima giornata del Forum Teha si apre sulle ‘sfide globali’ che l’economia sta affrontando, tra i timori della geopolitica e la crescita che rallenta ovunque. Per il terzo anno torna il presidente ucraino Volodomyr Zelensky ma nemmeno quest’anno può annunciare la pace ma prova a rassicurare dicendo che “l’Europa non è in pericolo”.
Nel Vecchio Continente però si sta diffondendo la convinzione “di dover giocare un ruolo maggiore sullo scenario internazionale e per la propria difesa. Tornare ai livelli di investimento consoni a questo obiettivo è imperativo”.
Così all’ANSA Stefano Pontecorvo, presidente di Leonardo, in una video intervista a margine del Forum di Cernobbio:”Nel 1989 la percentuale della spesa per la difesa dei paesi Ue era al 3,9%. Poi crolla il muro di Berlino, mietiamo i dividendi nella pace, nel 2020 la spesa media era 1,3%. Occorre recuperare quel divario nella spesa, purtroppo, e avere una deterrenza credibile”.
“Credo che l’impegno preso in ambito Nato, il famoso 3,5% più l’1,5% sia l’obiettivo a cui tendere. L’importante è arrivare più rapidamente possibile al 2,5%, perché questo fa fare il primo scalino che è quello che poi consente la credibilità di tutto il percorso che segue”.
Un obiettivo, quello del 2,5%, raggiungibile “tra l’anno prossimo e quello dopo”, ha spiegato all’ANSA Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Mbda Italia, divisione nazionale del consorzio europeo costruttore di missili e tecnologie per la difesa. Dalla terrazza di Villa d’Este però emerge “più ottimismo che pessimismo” come riferisce il presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan, a margine dei lavori e dal primo dei sondaggi tra gli imprenditori le attese sono per un 2025 con più soddisfazioni dell’anno scorso.
Sulle prospettive di fatturato, prevale un cauto ottimismo: il 32,4% prevede una crescita superiore al 10%, mentre solo una quota ridotta (2,7%) teme una flessione significativa (superiore al 10%). I dati riflettono la resilienza del tessuto produttivo e la fiducia, pur prudente, nella capacità di affrontare le sfide economiche in corso.
Durante i lavori a porte chiuse gli economisti discutendo dell’outlook economico mondiale, stimano che l’Europa deve accelerare sul mercato unico dei capitali se vuole tenere testa alla Cina. Per l’Italia, alle prese con la manovra, il vicepresidente del consiglio Antonio Tajani ribadisce il suo no all’ipotesi di una nuova tassa sulle banche, l’ipotesi di una tassazione dei buyback sostenuta dalla Lega. “Sono assolutamente contrario, non serve a niente, spaventa gli investitori, non è questo il modo per intervenire, serve un dialogo, serve un confronto” risponde a margine del Forum dove, domenica arriverà anche il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.
“Quando sento parlare di tasse, sono come il toro quando vedo la muleta rossa, meno tasse si infliggono e meglio è”, sottolinea Tajani rilevando che “il principio virtuoso è quello di ridurre le tasse. E non ultimo “il modo – ribadisce Tajani – con il quale si chiede il contributo alle banche, io credo che serva un dialogo, si debba parlare con questo mondo, con queste imprese, anche con i lavoratori del settore bancario”. Le nubi però non si sono ancora dissolte.
“I dazi sono un ostacolo alla globalizzazione” sottolinea il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. “I dazi, a mio modo di vedere, hanno una motivazione precisa: di sostegno al bilancio fiscale internazionale degli Usa. Si tratta di vedere, se come si aspetta l’amministrazione americana, questo si tradurrà in una riduzione delle importazioni, quindi una produzione nell’ambito degli Stati Uniti di merci che fino adesso non erano importate, però questo probabilmente lo farebbe costare di più”, conclude Gros-Pietro.
ùL’amministratore delegato di Cdp, Dario Scannapieco è invece “abbastanza tranquillo” sull’effetto dei dazi Usa in Italia. “Anche in passato il sistema industriale italiano ha dimostrato una grande capacità di reazione e di adattamento a situazioni analoghe”.
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