Chiuso il riesame sul Qatargate: ‘Indagini regolari, proseguono’ – Notizie – Ansa.it

Chiuso il riesame sul Qatargate: ‘Indagini regolari, proseguono’ – Notizie – Ansa.it


Le indagini preliminari sul Qatargate sono state condotte “regolarmente” e potranno proseguire, a oltre quattro anni dall’emergere del presunto scandalo di corruzione che il 9 dicembre 2022 travolse il Parlamento europeo. Lo ha stabilito la Corte d’appello di Bruxelles al termine del riesame sui metodi della giustizia belgi, avviato nel settembre 2024 su richiesta degli indagati. Lo si legge nella sentenza di 113 pagine di cui l’ANSA ha preso visione.

Al centro della verifica dei giudici vi erano l’operato dei servizi di intelligence, le presunte violazioni dell’immunità parlamentare e del segreto istruttorio, il conflitto d’interessi che ha coinvolto il giudice istruttore Michel Claise – poi costretto a farsi da parte – e l’attendibilità delle dichiarazioni dell’ex eurodeputato pentito Pier Antonio Panzeri.

“Dopo un esame approfondito, la Corte afferma che, allo stato attuale del procedimento, le irregolarità invocate non giustificano né la nullità né l’irricevibilità dell’azione penale”, si legge nella sentenza, che respinge le contestazioni sollevate dalle difese. La decisione della Corte d’appello è destinata a prolungare un procedimento che, fin dall’inizio, ha sollevato interrogativi sul funzionamento della giustizia belga. 

La vicenda

Il 9 dicembre 2022 i blitz della polizia, con il sequestro di oltre 1,5 milioni di euro in contanti, portarono ad arresti clamorosi: oltre a Panzeri, indicato come la mente della presunta rete corruttiva e poi divenuto collaboratore di giustizia, furono fermati anche il suo assistente Francesco Giorgi, l’allora vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, il dem Andrea Cozzolino e il socialista belga Marc Tarabella. Tutti trascorsero mesi tra carcere e domiciliari con accuse di corruzione, riciclaggio e associazione criminale, prima di essere rimessi in libertà in attesa dell’esito di un’indagine ancora oggi alle fasi preliminari, che – stando al codice di procedura penale belga – non prevede termini per rinvii a giudizio o archiviazioni.

L’indagine, oggi nelle mani della giudice Pascale Montero Barreto, è stata segnata dall’uscita di scena di due giudici istruttori: prima Claise, il magistrato dal pugno di ferro che aveva firmato i mandati d’arresto – costretto a farsi da parte per un presunto conflitto d’interessi legato ai rapporti tra suo figlio e il figlio dell’ex eurodeputata Maria Arena, anche lei toccata dall’inchiesta -, poi Aurélie Déjaiffe, dimessasi per un nuovo incarico. A lasciare il suo ruolo è stato anche il procuratore Raphael Malagnini. Nel dicembre scorso, il Parlamento europeo ha accolto la richiesta della procura belga di revocare l’immunità all’eurodeputata Pd Alessandra Moretti, respingendo invece la medesima istanza per la collega Elisabetta Gualmini. Moretti è tuttora in attesa di essere ascoltata.

Nella sentenza odierna, la Corte d’appello ha inoltre rifiutato di esaminare le contestazioni relative a presunte fughe di notizie – che, secondo gli indagati, avrebbero violato la presunzione di innocenza – ritenendo che tali profili rientrino in un’inchiesta separata sulle possibili violazioni del segreto istruttorio. Quest’ultima ha già portato alla sospensione di due alti funzionari della polizia belga, tra cui il direttore dell’Ufficio belga anticorruzione (Ocrc), Hugues Tasiaux, fermato a febbraio, indagato e immediatamente rimosso dall’incarico.  

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