L’America ricorda l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. E lo fa con modalità che riflettono un paese sempre più spaccato. Da un lato i democratici che attaccano Donald Trump, accusandolo di “tentare di riscrivere la storia” e “insabbiare” quanto realmente accaduto. Dall’altra parte i rivoltosi del Capitol che tornano in piazza, ripercorrendo la strada che li portò allora al Congresso.
“I miei sostenitori marciarono pacificamente e patriotticamente”, ha ribadito Trump marcando l’anniversario. Il 6 gennaio è costato al presidente il suo secondo impeachment del primo mandato per “incitamento all’insurrezione”. In sfida ai democratici, il tycoon come primo atto del suo ritorno alla Casa Bianca un anno fa ha graziato tutti i rivoltosi, anche lo sciamano. Volto simbolo dell’assalto per bloccare il conteggio dei voti che avrebbe confermato la vittoria di Joe Biden, Jacob Chansley, l’uomo simbolo dell’assalto con il volto dipinto di rosso-bianco-blu e un copricapo di pelliccia con corna di bisonte nere, ha celebrato la ricorrenza annunciando la sua candidatura a governatore dell’Arizona. Una discesa in campo che segna però la sua rottura con Trump: nonostante la grazia ricevuta, Chansley è divenuto un forte critico del presidente e della sua amministrazione “corrotta”. Quella dello sciamano è comunque una voce fuori dal coro dei rivoltosi del 6 gennaio: la maggior parte continua infatti a sostenere il tycoon, ritenendolo il ‘salvatore’, colui a cui sono state “rubate” le elezioni del 2020.
I democratici invece continuano senza sosta a criticare il presidente. “Ha cercato ripetutamente di riscrivere la storia e insabbiare gli eventi del 6 gennaio”, ha accusato il leader dei liberal alla Camera Hakeem Jeffries nel corso di un’audizione “informale” sull’assalto al Capitol. In occasione dell’anniversario, i democratici hanno pubblicato due nuovi rapporti sulle conseguenze dell’attacco durante il primo anno della seconda amministrazione Trump. Nei documenti denunciano la concessione della grazia agli imputati per l’assalto – 33 dei quali da allora sono stati accusati o arrestati per altri reati – e i licenziamenti di massa dei funzionari del Dipartimento di Giustizia che li hanno perseguiti. “Lungi dall’essere inflessibile contro la criminalità, Trump ha permesso a criminali violenti di uscire di prigione e commettere nuovi reati”, si legge nei nuovi rapporti.
La valutazioni dei democratici però non scalfiscono Trump, che continua sulla sua strada incurante delle critiche. Il presidente ha messo comunque in guardia il suo partito: alle elezioni di metà mandato “vinceremo” ma qualora dovessimo perdere “subirei” un nuovo “impeachment”. Sarebbe il terzo per il tycoon, un record.
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