Una paio di giorni, tutti da gustare, a fianco di star hollywoodiane come Penelope Cruz e Adam Driver, ritagliandosi il ruolo di figurante in una produzione ‘kolossal’ a stelle e strisce dedicata a una delle icone della velocità e della storia dell’automobilismo mondiale: Enzo Ferrari, il Drake di Maranello. Doveva essere sembrata un sogno, quella manciata di ore sul palcoscenico di ‘Ferrari’, ad un pensionato modenese 64enne, felice comparsa nella pellicola diretta dal regista Michael Mann.
Invece – come riportano l’edizione locale de ‘il Resto del Carlino’ e la Gazzetta di Modena – quella due giorni cinematografica da raccontare ai nipotini, si è rivelata un mezzo incubo per il cittadino emiliano costretto a fare i conti la burocrazia previdenziale e con la richiesta da parte dell’Inps, di restituire un anno di pensione – 34.000 euro – per avere percepito 300 euro lordi di rimborso spese durante le 48 ore trascorse sul set acconciato in terra modenese. Alla fine del 2023 il 64enne si è visto revocare tutto quanto ricevuto – sotto forma di pensione – nel 2022, circa 34.000 euro, perché, a giudizio dell’Inps, il ruolo di comparsa nel film configurava un rapporto di lavoro dipendente in contrasto con la cosiddetta ‘Quota 100″, la misura previdenziale con cui l’uomo aveva detto addio al lavoro nel 2020 e che dava modo di uscire anticipatamente dall’attività con 62 anni di età e 38 di contributi e con il divieto di accumulare redditi da lavoro dipendente. Per quella ‘comparsata’ da 300 euro di rimborso spese il pensionato si era così ritrovato a doversi misurare, nelle aule di Tribunale, con l’Inps. Proprio nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Bologna, al termine dell’iter processuale, ha sollevato il cittadino modenese dal peso che lo gravava respingendo il ricorso presentato dalla stessa Inps nei suoi confronti.
La Corte ha stabilito che l’attività della comparsa, limitata a posizionarsi sul set insieme ad altre persone, senza mansioni specifiche né direttive, poteva inquadrarsi al più come lavoro occasionale autonomo, cumulabile con la pensione. Nel dettaglio è emerso come l’attività prestata da 64enne avesse determinato la cessione dei diritti di immagine alla società di produzione del film senza che fosse stato firmato un contratto di lavoro subordinato e per un riconoscimento modico equivalente a una sorta di rimborso spese. La stessa conclusione già raggiunta dal Tribunale di Modena, che aveva accolto il ricorso del pensionato presentato tramite il patronato Inas-Cisl. “Finalmente è stato ristabilito un principio che avrebbe dovuto essere acquisito – osservano i legali del pensionato al ‘Carlino’ – i beneficiari della pensione ex ‘Quota 100’ che hanno lavorato pochi giorni non perdono il diritto a un anno di pensione come pretende l’Inps. Inoltre è onere dell’ente dimostrare che si tratta di lavoro subordinato. Nel frattempo anche la Corte Costituzionale pare aver seguito questa linea”.
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