Gli inquirenti sudcoreani hanno sospeso oggi l’esecuzione del mandato di arresto del presidente deposto Yoon Suk-yeol nella sua residenza di Seul, dopo che le sue guardie del corpo glielo hanno impedito.
“Per quanto riguarda l’esecuzione del mandato di arresto oggi, è stato determinato che è materialmente impossibile a causa della continua impasse – ha reso noto l’Ufficio investigativo sulla corruzione (Cio) in un comunicato -. Le preoccupazioni per la sicurezza del personale sul posto hanno portato alla decisione di fermare l’esecuzione”.
Il servizio di sicurezza presidenziale sudcoreano, infatti, è riuscito per l’ennesima volta a impedire l’arresto del presidente deposto, ordinato dalla magistratura dopo il suo un tentativo di imporre la legge marziale. Gli agenti inviati per trattenerlo hanno incontrato resistenza, e scontri si sono verificati questa mattina fuori dalla residenza presidenziale.
Gli investigatori del Cio hanno presentato mandati per trattenere Yoon e perquisire la residenza, ma il capo del servizio di sicurezza Park Chong-jun ha negato loro l’ingresso, invocando norme sulla privacy.
“I procuratori e gli investigatori del Cio si stanno scontrando con il servizio di sicurezza presidenziale di fronte alla residenza dopo aver superato la prima e la seconda barriera”, ha detto un funzionario di polizia, riferendosi ai cancelli del complesso e a uno scontro precedente con un’unità militare di stanza sul posto.
Il Cio ha tempo fino a lunedì per eseguire il mandato di arresto per le accuse di insurrezione e abuso di potere legate all’imposizione della legge marziale da parte di Yoon il 3 dicembre.
A complicare l’arresto, anche migliaia di sostenitori del presidente deposto, costantemente radunati vicino alla residenza nonostante la polizia abbia tentato di portarli via a braccia.
La Procura ha avvisato che chiunque impedirà l’arresto di Yoon rischia di essere a sua volta fermato per resistenza a pubblici ufficiali.
Se Yoon verrà arrestato, gli investigatori hanno in programma di portarlo al quartier generale del Cio a Gwacheon, appena a sud di Seul, per interrogarlo prima di trattenerlo presso il centro di detenzione nella vicina Uiwang. Una volta arrestato, il Cio avrà 48 ore di tempo per richiedere un altro mandato di arresto formale o rilasciarlo.
Pyongyang: ‘Seul fra caos e la paralisi politica’
I media statali nordcoreani hanno sottolineato come la Corea del Sud si trovi nel “caos” e come sia “paralizzato politicamente” per il tentativo vano degli inquirenti di eseguire un mandato di arresto per il presidente destituito Yoon Suk Yeol. Lo scrive l’agenzia di stampa statale Kcna in un raro commento sui disordini politici del Sud nelle ultime settimane.
“Nello Stato fantoccio della Corea del Sud, ha avuto luogo un impeachment senza precedenti dopo il tentativo di imporre la legge marziale il 3 dicembre”, scrive la Kcna. “È stato emesso un mandato di arresto per il presidente, paralizzando gli affari di Stato e aggravando ulteriormente il caos sociale e politico”.
I media statali nordcoreani spesso si riferiscono ai leader e alle istituzioni del Sud come a un “burattino” del suo alleato chiave per la sicurezza, gli Stati Uniti.
“I media stranieri hanno criticato il fatto che la Corea del Sud sia stata gettata ancora più in profondità in una tempesta politica”, ha aggiunto la Kcna. Il commento è stato pubblicato sul quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun, secondo l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap in un apparente tentativo di evidenziare la “disponibilità al confronto” del governo nordcoreano
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