Il muro di Jacques Moretti non mostra crepe. Secondo lui il Constellation era un locale sicuro e, se non lo era, la responsabilità è del Comune o di qualcun altro. La tesi difensiva del proprietario del discobar andato a fuoco la notte di Capodanno non cambia nemmeno nell’interrogario di oggi davanti ai procuratori che indagano sulla strage e a una platea di oltre 50 avvocati delle parti civili. Nel frattempo l’inchiesta si muove anche in Italia, dove il pm Stefano Opilio, titolare del fascicolo per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, e lesioni aggravate, ha disposto il sequestro probatorio dei telefoni di tutti i ragazzi italiani che hanno perso la vita o sono rimasti feriti nella tragedia ritenendo che le immagini e le chat possano restituire elementi rilevanti nella ricostruzione del rogo.
Nell’interrogatorio di Sion Moretti ha voluto subito precisare che “l’impianto di ventilazione del Constellation non è mai stato controllato, né dal Comune né dal Cantone”, rispondendo a chi ha ipotizzato che il fuoco possa essere stato alimentato anche da un difetto di ricambio d’aria nel sottorreaneo. Poi la stranezza degli estintori: nessuno dei quattro è stato usato e dalle foto della polizia scientifica risulta che non fossero segnalati dai cartelli catarifrangenti d’obbligo, necessari per la loro visibilità al buoio. Nemmeno su questo Moretti ha avuto dubbi: “Non sono stati usati perché tutti pensavano solo alla fuga”, ha spiegato, assicurando di aver attaccato i cartelli “con un nastro biadesivo ma si staccavano facilmente al passaggio delle persone”. Gli è scappata anche una battuta che non è piaciuta ai presenti: “Ho controllato e anche in questo palazzo in cui siamo oggi c’è lo stesso problema: si scollano anche qui”. Anche sul tema più scivoloso della infiammabilità di alcuni materiali presenti nel sottosuolo, la spunga antirumore e la colla usata per farla aderire al soffito, Jacques ha tirato dritto, raccontando un aneddoto che fino’ora non era emerso: “Per scurire, nello stile chalet alpino, il rivestimento in legno del locale sotterraneo del Constellation ho utilizzato un canello a fuoco, anche tra una trave e l’altra dove c’era la schiuma, ma nulla si è incendiato”. Nelle ore in cui il proprietario del Constellation ha cercato di difendersi dagli attacchi della parti civili, dalle carte dell’inchiesta emergono le prime immagini del locale devastato dal rogo con gli arredi gravemente danneggiati, il soffitto distrutto e i resti della festa trasformata in tragedia. E una serie di particolari che appesantiscono la posizione delle istituzioni locali. A partire dal Comune di Crans-Montana che non considerava il Constellation come una priorità nel calendario dei controlli di sicurezza benché avesse una capienza di 200 persone e un locale completamete interrato: non risultavano “non conformità” aperte, ha fatto mettere a verbale Christophe Balet, capo della sicurezza pubblica del municipio, intendendo che risultava essere tutto a posto. Le difficoltà nelle ispezioni sono dipese anche dal programma informatico commissionato dal Cantone del Vallese che è stato sostituito in tutta fretta: “Nel 2023 c’è stato un problema tra l’informatico di VS-FIRE e l’ufficio cantonale. Si è trattato di una vicenda di minacce di divulgazione di informazioni da parte dell’informatico. Pertanto il Cantone ha deciso di ‘staccare la spina’ a questo programma, poiché era utilizzato anche dai vigili del fuoco e da alcuni corpi di polizia municipale”, ha ancora raccontato Balet. La procura di Sion intanto ha acquisito tutte le informazioni contenute nel server di posta elettronica sul quale sono archiviati i messaggi dell’amministrazione comunale. Compresa la comunicazione con cui il Consigliere di Stato del Cantone incaricato della sicurezza, ha intimato ai comuni di effettuare il più rapidamente possibile tutte le visite periodiche dei pubblici esercizi, solo il 6 gennaio, una settimana dopo la strage.
La madre dei feriti e i Moretti, l’incontro e la stretta di mano
Una stretta di mano al termine del colloquio più difficile della loro vita. Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation, e Leila Micheloud, madre di due ragazze gravemente ferite a Capodanno nel locale dei Moretti: gli uni difronte all’altra. L’incontro si è svolto mercoledì in una pausa del lungo interrogario dell’imprenditore francese, indagato con la moglie, per la strage di Crans-Montana, in cui sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite. In apertura della sua audizione l’uomo ha voluto lanciare un messaggio: “Chiedo scusa alle famiglie, nessun genitore dovrebbe vivere questa tragedia, non penso ad altro”. Ed è stato lui ad avvicinarsi alla madre delle due ragazze che si trovano ancora in ospedale. La donna, dopo l’imbarazzo, ha accettato l’incontro. Immediatamente i tre sono stati portati in un’aula riservata, dove hanno potuto parlare con tranquillità. “E’ stato un miracolo, ovviamente non posso dire che cosa si sono detti ma è stato un incontro di grande intensità, umanità e semplicità, per quanto mi riguarda è stata un’emozione come mai ho vissuto nella mia vita”, racconta Sébastien Fanti, avvocato di Micheloud che assieme ai legali dei Moretti hanno fatto da angeli custodi in quei lunghi 30 minuti. “E’ la prima volta – aggiunge Yael Hayat, avvocata di Jessica Moretti – che i coniugi Moretti hanno la possibilità di ascoltare e di dire delle cose alle vittime. Vivono la sofferenza in un isolamento totale e oggi per la prima volta una madre di due ferite ha voluto parlare loro ed è stato un momento molto importante perché le due parti hanno bisogno di ascoltarsi e parlarsi ed è l’inizio di una forma di resilienza”. L’incontro ha emozionato molti, ma non è piaciuto a tutti. “Io i Moretti li incontrerei, non gli direi nulla perché a volte il silenzio vale più di mille parole”, commenta Umberto Marcucci, il padre di Manfredi, 16enne romano ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dopo le ferite e le ustioni riportate nella strage di Crans-Montana. “Che una vittima si incontri con i Moretti non è un problema, ma non c’è bisogno di mediatizzare l’evento, questo ha fatto molto male ai miei clienti”, dice duramente l’avvocato Romain Jordan, che rappresenta molte famiglie delle vittime del Constellation. Domattina la scena potrebbe ripetersi: Jessica Moretti è attesa alle 9 in un’aula del campus universitario di Sion per essere interrogata. E alle 8 un gruppo di famiglie delle vittime si è dato appuntamento difronte all’edificio: “Voglio stare davanti alla Moretti. Non per provocare. Non per gridare. Semplicemente perché mi veda”, spiegano gli organizzatori.
Il pm di Roma dispone il sequestro probatorio dei telefoni delle vittime
Il sequestro probatorio dei telefoni di tutti i ragazzi italiani che hanno perso la vita o sono rimasti feriti nella tragedia dello scorso capodanno a Crans Montana è stato disposto qualche giorno fa dalla Procura di Roma. Il pm Stefano Opilio, titolare del fascicolo per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, e lesioni aggravate, sta raccogliendo i cellulari in vista di una indagine forense che comincerà a breve: si ritiene che le immagini e le chat altri dati della notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio possano restituire elementi rilevanti nella ricostruzione del rogo a Le Constellation in cui sono morti 41 giovani e 115 feriti.
Come si legge nel decreto in cui compaiono i nomi di 13 giovani – per altri il telefono era già sotto sequestro – “non risulta, allo stato, che le autorità svizzere abbiano disposto il sequestro dei telefoni cellulari in uso alle persone offese del reato, e che gli stessi dispositivi ben potrebbero contenere immagini e/o riprese video relative alla tragedia oggetto di indagine, idonee a documentare la dinamica e le circostanze di tempo e di luogo dei fatti, nonché individuare ipotesi di responsabilità”. Le analisi forensi serviranno per cristallizzare una serie di elementi per ricostruire la dinamica e fare luce su una serie di dettagli legati alle questioni della sicurezza del locale.
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