“Volevo vincere, volevo essere il migliore, volevo fare la storia. Ho commesso anche errori, ma non ho mai mollato”. In questa parole c’è probabilmente tutta la carriera di Cristiano Ronaldo: l’ambizione senza limiti che lo ha portato ai vertici del calcio mondiale e, insieme, la capacità di riconoscere gli errori commessi lungo il percorso. È uno dei passaggi più significativi del videomessaggio con cui il fuoriclasse portoghese ha annunciato a 41 anni l’addio alla nazionale, chiudendo una storia iniziata nell’agosto del 2003. Un video diventato rapidamente virale, con decine di milioni di visualizzazioni e milioni di commenti in poche ore, rilanciato dai principali media internazionali. La decisione era in parte attesa, anche alla luce delle tensioni degli ultimi mesi con il ct Jorge Jesus, culminate con l’abbandono del ritiro della Seleção dopo un’esclusione e le successive polemiche.
Meno prevedibile è stato invece il tono scelto da Ronaldo, apparso più riflessivo e autocritico rispetto all’immagine che lo ha accompagnato per gran parte della carriera. Ad apparire in video è Cr7 ma, chiudendo gli occhi, si ha la sensazione di ascoltare le parole di “Volevo essere un duro”, successo di qualche anno fa di Lucio Corsi, dove il vero campione è l’uomo comune con tutte le sue fragilità. Nel video non ci sono rivendicazioni o bilanci trionfalistici. “Non è stata una decisione facile, perché ci sono decisioni che non si prendono soltanto con la testa. Si prendono anche con il cuore”, spiega Ronaldo. E ancora: “Il calcio è molto più di un gioco. Il calcio sono le persone”.
“Quando guardo indietro non vedo soltanto partite, gol, record o trofei. Vedo persone”, afferma nel passaggio probabilmente più toccante del messaggio, ricordando in particolare gli emigrati che per novanta minuti, davanti a una partita della nazionale, si sentivano più vicini al loro Paese. Non manca neppure l’autocritica. “Ho anche sbagliato, ho anche sofferto, ci sono stati momenti in cui non sono stato capace di dare ai portoghesi ciò che desideravano tanto”, ammette il capitano portoghese. Ronaldo dedica buona parte del video ai ringraziamenti. Ai compagni di squadra di tutte le generazioni, agli allenatori che lo hanno guidato, ai dirigenti federali, ai medici, ai magazzinieri, alla famiglia e soprattutto ai tifosi. “Voglio ringraziare tutti coloro che hanno fatto parte di questo viaggio”. È il senso del lungo messaggio che accompagna il suo congedo dalla Seleção.
“Se qualche volta vi ho reso felici, se qualche volta un mio gol vi ha fatto abbracciare qualcuno, dimenticare un momento difficile o essere orgogliosi del nostro Paese, allora ne è valsa la pena”, aggiunge il campione portoghese. L’addio riguarda soltanto la nazionale. Ronaldo continuerà infatti la propria carriera con l’Al Nassr. Si chiude però un capitolo che coincide con l’epoca più importante del calcio portoghese. In ventitré anni con la maglia della Seleção ha collezionato 234 presenze e 146 gol, primati assoluti nel calcio maschile per nazionali. Soprattutto, ha guidato il Portogallo alla conquista dell’Europeo del 2016, primo grande trofeo della sua storia, e delle Nations League del 2019 e del 2025. Negli ultimi quindici anni una parte del dibattito calcistico si è consumata attorno alla rivalità con Lionel Messi, alimentata da record, Palloni d’Oro e confronti infiniti. Eppure nel messaggio con cui si congeda dalla nazionale Ronaldo non parla di classifiche o primati. Parla di persone, di gratitudine e anche dei propri errori. Un uomo che voleva vincere tutto, essere il migliore e che oggi sente il bisogno di ringraziare.
Il post di Ronaldo
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