Da Canova a Scarpa, contaminazioni d’arte nel trevigiano – Veneto – Ansa.it

Da Canova a Scarpa, contaminazioni d’arte nel trevigiano – Veneto – Ansa.it


(di Francesca Chiri)
Senza scomodare il genio italico, o
il genius loci, c’è un un paesino ai piedi del Monte Grappa,
inanellato tra una serie di borghi che si snodano lungo la
Pedemontana veneta, che pare la dimostrazione di quanto la
bellezza sia in grado di generare connessioni artistiche senza
barriere.
Si chiama Possagno ed è il paese che ha dato i natali ad Antonio
Canova: lì, con l’ingresso nel delizioso paese e dal lato
opposto un porticato che si affaccia su un giardino e poi su un
rigoglioso parco, c’è ancora la casa in cui era nato lo scultore
e che custodisce ancora oltre agli arredi, molti suoi dipinti.

   
Nel giardino, ormai parte dell’intero complesso museale, sorge
la Gypsotheca Antonio Canova, il luogo che custodisce l’eredità
storica ed artistica dello scultore.

   
Nella Gypsotheca di Possagno, la più grande d’Europa, sono
infatti raccolti i modelli originali in gesso dai quali sono
stati tratti i marmi che oggi si trovano nei più importanti
musei del mondo. Venne costruita per volontà del vescovo ed
erudito Giovanni Battista Sartori, fratellastro dello scultore,
suo consigliere e collaboratore, custode del suo nome e della
sua memoria. Fu lui che si incaricò dopo la morte di Antonio di
raccogliere l’eredità del fratello e conservarne la tradizione:
oltre ad ultimare il Tempio di Possagno, una sorta di Pantheon
che domina il borgo voluto e ideato da Canova, fece costruire la
bellissima Gypsoteca Canoviana. Concepita come una grande
basilica, illuminata dall’alto da tre grandi lucernari, la
Gypsoteca venne bombardata e quindi restaurata in varie fasi. E
ripensata. Fu così che, a metà degli anni ’50, venne affidato
all’architetto veneziano Carlo Scarpa l’ampliamento della
costruzione e il riallestimento delle opere. Fu quella fortunata
coincidenza che oggi ci concede l’occasione di poter ammirare
insieme, in un piccolo borgo trevigiano, le opere e il genio
creativo del sublime scultore e dell’architetto veneziano. Il
quale riconcepì la prima sala d’ingresso e la nuova ala, che
prende il suo nome, e che consente alla luce zenitale di mettere
in risalto i bianchi gessi canoviani. Intanto nell’ Ala Gemin
del Museo Gypsotheca, fino al prossimo 11 gennaio 2026, si può
anche vedere la mostra dedicata a “Carlo Scarpa e le arti alla
Biennale. Opere e vetri dalla Collezione Gemin”, e cioè
dell’architetto, amico di lunga data e collaboratore per oltre
un decennio di Carlo Scarpa. Non solo. A pochissimi chilometri
da Possagno, c’è un altro luogo magico che conduce a Scarpa.

   
L’architetto era particolarmente legato all’entroterra
trevigiano: gli piaceva ritirarsi nella sua una casa-studio
nella vicina Asolo e dopo l’intervento a Possagno, dal 1969,
lavorò alla Tomba Brion a San Vito di Altivole, dove tra l’altro
lo stesso architetto fu sepolto alla sua morte.

   
Il progetto del Memoriale Brion fu affidato a Scarpa dopo la
morte improvvisa di Giuseppe Brion, fondatore e proprietario
della Brionvega. E’ l’ ultima opera di Carlo Scarpa, tra le sue
più complesse, originali, significative e care. Un luogo di
meditazione in un giardino aperto a tutti, in cui le tombe
sorgono tra canali con vasche coperte di ninfee, disegnati in
forme geometriche che rievocano paradisi islamici e giardini
giapponesi e fondono architetture dense di simboli sofisticati e
riferimenti nascosti di culture e religioni diverse.

   
Poi, senza arrivare a Venezia che custodisce una decina di
progetti iconici dell’architetto, poco sopra la Pedemontana
sorge un altro simbolo del grande progettista: è a lui, infatti,
che Enrico Mattei commissionò la costruzione della chiesa che
serviva il visionario complesso turistico voluto sulle Dolomiti
dal presidente del Cane a sei zampe per i suoi dipendenti. Una
costruzione fatta a triangolo equilatero e un campanile che, con
l’alta guglia in acciaio, dona leggerezza ed equilibrio
all’intera composizione. Un capolavoro nascosto e quasi
sconosciuto dell’architettura religiosa custodito tra i larici e
gli abeti di Borca di Cadore.

   

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