Dal primo luglio i dazi Ue da 3 euro sull’invasione dei pacchetti dalla Cina – Notizie – Ansa.it

Dal primo luglio i dazi Ue da 3 euro sull’invasione dei pacchetti dalla Cina – Notizie – Ansa.it


Stavolta ci siamo davvero: la riforma per arginare il ‘diluvio’ dei mini-pacchi acquistati online entra nella vita quotidiana dello shopping europeo e si inserisce in un momento anche delicato del confronto tra Bruxelles e Pechino sugli squilibri commerciali. Dal primo luglio l’Ue chiude l’esenzione doganale per i pacchetti sotto i 150 euro provenienti da Paesi terzi e fa scattare un dazio temporaneo forfettario da 3 euro sugli acquisti spediti direttamente ai consumatori, soprattutto sulle grandi piattaforme cinesi come Shein e Temu.

Il prelievo non sarà applicato per pacco ma per ‘voce’ doganale dichiarata: su un invio con più categorie di prodotti il forfait potrà quindi scattare più volte. E da novembre arriverà anche il contributo per la gestione doganale, la cosiddetta ‘handling fee’, destinata a coprire i costi crescenti dei controlli. Il giro di vite arriva giusto a pochi giorni dall’impegno della Commissione europea con i leader Ue per nuove misure contro gli squilibri macroeconomici. In parole povere contro il surplus cinese che – visto almeno dall’Unione – sarebbe non solo legato alla miglior competitività, ma anche e soprattutto agli ingenti sussidi pubblici e a un cambio che vedrebbe lo yuan tenuto artificialmente basso per sostenere l’export. In giornata il commissario al Commercio Maros Sefcovic ha incontrato a Bruxelles il ministro cinese al Commercio Wang Wentao avvertendo che “il divario si sta ampliando, le esportazioni cinesi verso l’Ue continuano ad aumentare, mentre la nostra quota di mercato in Cina continua a diminuire, e questa tendenza non è sostenibile, e lo status quo non è un’opzione”.

Nel dialogo con Pechino, Bruxelles ha concordato anche un “meccanismo di monitoraggio congiunto dei flussi commerciali” e ha incassato rassicurazioni sul fatto che i controlli cinesi all’export di terre rare e magneti “non interromperanno le catene di approvvigionamento dell’Ue”. La stretta con i nuovi dazi ai mini-pacchi venduti tramite l’e-commerce era attesa da mesi ed era stata spinta anche dall’Italia, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti tra i più convinti della necessità di anticipare il più possibile i tempi della riforma doganale europea.

L’obiettivo è colpire il paradosso che ha accompagnato per anni il boom dell’e-commerce: chi importa nell’Ue grandi quantità di beni paga dazi ordinari, mentre colossi cinesi Shein e Temu beneficiavano dell’esenzione vendendo direttamente ai singoli consumatori: una falla diventata gigantesca. Nel 2025, secondo i dati della Commissione, sono entrati nell’Unione ben 5,9 miliardi di articoli in pacchi di basso valore esenti dai dazi e in arrivo da Paesi extra-Ue. Circa 16 milioni di pacchetti sdoganati ogni giorno, e un fenomeno soprattutto ‘Made in China’ visto che l’e-commerce in arrivo dalla Cina è poco sopra il 90%. Il dazio forfettario da 3 euro resterà in vigore fino al primo luglio 2028, quando entrerà in funzione il Data Hub doganale europeo per l’e-commerce, con dazi ordinari calcolati a quel punto non più a pacchetto ma sul valore effettivo della merce, dell’origine e della classificazione doganale.

Sulla nuova stretta è già arrivato l’allarme dei consumatori: secondo il Codacons, la tassa rischia di costare ai cittadini europei 17,7 miliardi di euro l’anno e per i cittadini italiani, coonsiderando l’iva al 22%, il dazio sarà pari al 3,66 euro. Per Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia, è “un primo passo, ma un passo significativo per riportare equilibrio nel mercato, sostenere le imprese europee e valorizzare il commercio reale”. Per Pasquale Tridico, capodelegazione M5s al Parlamento europeo, il “balzello europeo, voluto dal governo Meloni e fortemente sponsorizzato dal leghista Giorgetti, colpirà principalmente i cittadini più poveri e la classe media”.

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