La mezzanotte che segnerà l’inizio del 2026 partirà come di consueto dell’atollo di Kiritimati, o Isola di Natale (Christmas Island, così chiamata perché scoperta dal capitano Cook il 25 dicembre del 1777), nell’Oceano Pacifico centrale: l’isola abitata più a est che ci sia. Kiritimati, che fa parte delle Kiribati e, più in generale, delle Sporadi Equatoriali (Line Islands in inglese). Christmas Island stappa quando in Italia sono le 11 del 31 dicembre. Sydney, che si è da tempo autoproclamata ‘Capitale mondiale del Capodanno’, dovrà aspettare altre quattro ore dopo Christmas Island per stappare lo champagne e far partire i fuochi d’artificio.
La linea del cambio di data, che procede un po’ a zig-zag da nord a sud e segue solo in parte il 180mo meridiano, agli antipodi di quello di Greenwich, ha infatti dal 1995 una pronunciata deviazione a est, che taglia ben due fusi orari, inglobando, fra gli altri, oltre all’arcipelago delle Kiribati, le Samoa e Tonga. Da Kiritimati, volando verso sud-ovest per circa 2.500 chilometri, si raggiungono le isole della Samoa americana, che saranno le ultime a festeggiare il Capodanno.
Il Paese con più ‘Capidanno’ è la Russia, che dall’enclave baltica di Kaliningrad alla penisola della Chukotka, che si affaccia sull’Alaska dallo Stretto di Bering, si estende lungo 11 fusi orari. Dato che la linea del cambio data passa in mezzo allo stretto di Bering, la russa Chukotka e l’americana Alaska, pur essendo divise da pochi chilometri di mare, festeggiano a 24 ore di distanza.
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