Daniel come Tom Hanks in The Terminal, da settimane vive a Capodichino – Notizie – Ansa.it

Daniel come Tom Hanks in The Terminal, da settimane vive a Capodichino – Notizie – Ansa.it


Per settimane è passato quasi inosservato. Poi è diventato una presenza silenziosa ma costante nello scalo aeroportuale partenopeo. Un giovane alto, biondo, con gli occhi azzurri, che dice di chiamarsi Daniel, di avere 25 anni e di essere svedese. “Si confondeva tranquillamente tra i passeggeri”, raccontano alcuni addetti alle pulizie. Poi, sono arrivate le domande: “Perché dorme sempre qui? C’è qualcuno che lo sta cercando? Ha bisogno di qualcosa?”.

Un caso che riporta alla memoria il film cult con Tom Hanks ‘The Terminal’. Non ha documenti né denaro e racconta la propria vita soltanto per frammenti, difficili da ricomporre. Da questa sera, però, avrà un posto dove dormire diverso dalle poltroncine del terminal degli arrivi, sulle quali spesso si rannicchiava dopo essersi tolto le scarpe. I servizi di emergenza territoriale lo hanno preso in carico e il giovane ha accettato spontaneamente di essere accolto in una struttura. Una soluzione arrivata dopo la prima segnalazione ai servizi, effettuata soltanto ieri sera, secondo quanto riferito dall’assessora Chiara Marciani. Un dato che solleva interrogativi, perché Daniel a Capodichino era conosciuto. Alcuni dipendenti ricordano di averlo visto già prima dell’estate, altri parlano di qualche mese. Una presenza discreta, che non dava fastidio. Trascorreva le giornate passeggiando nei pressi del terminal, accettando cibo e bevande energizzanti da chi incrociava il suo cammino.

Raccontano alcuni lavoratori: “Volevamo fare una colletta per aiutarlo a tornare a casa, ma il problema è che non riuscivamo neanche a capire dove volesse tornare. Ci chiediamo spesso se ci sia una famiglia che lo sta cercando disperatamente”. Da lui, però, sono sempre arrivate poche parole e quasi nessuna richiesta. Una riservatezza che ha reso difficile ricostruirne la storia. Ad alcuni avrebbe anche raccontato di essere stato picchiato e derubato prima di arrivare a Napoli, lamentando dolori alle mani e alla testa. Circostanze che, al momento, non trovano riscontri indipendenti. Il 15 ottobre il caso era stato segnalato al console onorario di Svezia, Pierluigi Petrone, che ha incontrato il ragazzo. “L’ambasciata sta lavorando per arrivare a una soluzione”, ha spiegato, sottolineando le difficoltà nell’accertarne l’identità.

“Mi ha raccontato poche cose, profondamente confuse”. Per settimane intorno a Daniel si è sviluppata una rete informale di solidarietà: persone che gli hanno offerto qualcosa da mangiare, vestiti nuovi, piccoli gesti di vicinanza. Un’assistenza quotidiana che ha alleviato le sue difficoltà senza però tradursi in una immediata segnalazione ai servizi di emergenza territoriale. Perché sia trascorso tanto tempo prima di questo passaggio è una delle questioni ancora da chiarire. “Non ha mai fatto del male a nessuno”, ripetono quanti hanno imparato a conoscerlo nello scalo. Quando i servizi territoriali sono intervenuti e gli hanno proposto una sistemazione temporanea, Daniel si è mostrato collaborativo e disposto a seguirli, accettando un’accoglienza che forse avrebbe potuto essergli offerta molto prima.

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