Detriti di razzi su base in Libano e drone su hotel a Baghdad, militari italiani illesi – Notizie – Ansa.it

Detriti di razzi su base in Libano e drone su hotel a Baghdad, militari italiani illesi – Notizie – Ansa.it


Si intensificano la tensioni tra Idf ed Hezbollah e adesso il fronte più caldo per i soldati italiani è il Libano. A rischiare ancora stavolta sono i militari nella base Unifil di Shama, dove sono piovuti dal cielo – in una zona all’aperto – i detriti di un razzo di Hezbollah, intercettato dai sistemi israeliani. Tutti i soldati sono rimasti incolumi ma uno di loro, subito soccorso, lamenta dolore a un occhio pur non avendo ferite. Per i medici non sarebbe comunque nulla di preoccupante. In tarda serata, la tensione è salita anche a Baghdad, dove un drone ha colpito un hotel in cui alloggiava anche personale italiano che non è stato coinvolto nell’esplosione, e attualmente si trova in sicurezza nei bunker. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in costante contatto con i vertici per monitorare la situazione.

In Libano, proprio in queste ore le forze armate israeliane hanno annunciato di aver iniziato operazioni terrestri mirate contro Hezbollah nel sud, dove 1.300 militari italiani operano a Shama (sede del comando del settore ovest a guida italiana), Al Mansouri e Naqura. L’eventualità di una loro evacuazione, nel caso arrivi la decisione delle Nazioni Unite, è stata già messa in conto: una nave sarebbe già pronta per l’eventuale piano di trasferimento in massimo due giorni. Il destino della missione Unifil oscilla tra le ipotesi di nuove regole di ingaggio o di una chiusura anticipata: a deciderlo sarà il Consiglio di sicurezza dell’Onu forse a giugno. Il Libano – dove l’Italia è impegnata anche con Mibil per il supporto delle forze di sicurezza locali – è per questo il fronte con gli scenari più aperti. Se dovesse tramontare l’idea di una nuova missione Onu, l’ipotesi più accreditata è la nascita di missioni bilaterali per il rafforzamento dell’esercito libanese affinché diventi nel più breve tempo autonomo e formato. Intanto, dal Qatar al Bharein, fino all’Iraq e il Kuwait, oltre 400 soldati sono stati riposizionati. L’addestramento per le forze locali, previsto dalle missioni, al momento è impossibile per motivi di sicurezza e per questo non c’è motivo di mantenere troppi militati nelle basi esponendoli a rischi inutili, come gli attacchi subiti negli ultimi giorni ad Ali Al Salem e Camp Singara: restano adesso alcune decine di italiani in ognuna delle due basi. Ma non c’è alcun ritiro e il presidio resta: un chiaro messaggio ai Paesi ospitanti che l’Italia continuerà ad operare a pieno regime in quei territori, non appena l’attuale situazione nel Golfo tornerà a stabilizzarsi. Tra i primi a lavorare per un allentamento della tensione è il ministro Crosetto, che nel suo colloquio di queste ore con il collega giapponese Shinji Rokoiz, ha condiviso “la volontà di favorire una de escalation, anche in merito alla situazione nello stretto di Hormuz”. Restano poi le ipotesi sugli aiuti agli stessi Paesi, dalla batteria missilistica di difesa Samp T ai sistemi anti drone. Sotto i riflettori in queste ore c’è anche il possibile potenziamento della missione navale ‘Aspides’, di cui l’Italia ha appena assunto il comando: la fregata Rizzo è attualmente nel Mar Rosso davanti alle coste dello Yemen e lo scopo è di scortare in sicurezza il traffico mercantile europeo. La Bianchi, impegnata invece con ‘Atalanta’, si trova nell’oceano indiano ma ha il compito, ben diverso, di difendere le navi dal rischio della pirateria. La fremm Martinengo resta invece davanti a Cipro.

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