Il mese di agosto, con la fine delle vacanze e l’imminente riapertura delle scuole, è il momento più temuto dal corpo docente italiano. Il pensiero del ritorno in classe rischia di guastare le ferie a molti insegnanti, facendo riaffiorare ansia, stress e segnali di burn-out, come si legge sul portale Treccani.it alla voce “Burn-out” della linguista Beatrice Cristalli.
Il lemma fa parte de ‘L’alfabeto del lavoro. Parole e cose in trasformazione’, la nuova rubrica di Treccani curata da Cristalli, un “lemmario del presente” in ventuno tappe attraverso termini ed espressioni che raccontano le aspirazioni e le fatiche di un’epoca nella quale il lavoro interroga se stesso.
Da ageismo a burn-out, da carriera a dimissioni, da equilibrio a freelance, fino a gender gap, hustle culture, e ancora iperconnessione, limite, motivazione, nomadismo digitale, questa rubrica racconta la metamorfosi del rapporto tra individuo e organizzazione a partire dalle parole attraverso le quali siamo abituati a designare l’esperienza lavorativa.
Cosa è il burn-out
Entrato nel lessico medico e psicologico negli anni Settanta del Novecento, grazie alle ricerche dello psicoanalista Herbert J. Freudenberger e della psicologa Christina Maslach, il burn-out indica uno stato di stress psicoemotivo che può arrivare a una sorta di “combustione totale” della persona ed è riconosciuto ufficialmente come sindrome dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2019.
Labor, in latino, significa fatica e sofferenza, si legge sempre alla voce burn-out. “Il rischio è che l’esaurimento venga considerato quasi la prova di una dedizione totale al lavoro, anziché il segnale di uno stress cronico non adeguatamente gestito”.
Metà degli insegnanti sotto stress, cosa aggrava la situazione
Quasi il 50% degli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado, ricorda la rubrica Treccani, sperimenta stress sul lavoro, il 24% dichiara che la professione ha un impatto negativo sulla propria salute mentale e il 22% sulla salute fisica, come risulta da un recente approfondimento dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro.
In Italia il quadro è aggravato dalle molteplici richieste cui gli insegnanti sono chiamati a far fronte, dalla gestione dei conflitti tra gli studenti ai rapporti sempre più impegnativi con genitori e colleghi, dall’aumento degli adempimenti burocratici ai messaggi e alle comunicazioni professionali che si protraggono oltre l’orario di lavoro.
A pesare sono anche le retribuzioni, che rimangono tra le più basse in Europa, e una scarsa considerazione sociale della professione. I disagi avvertiti dal corpo docente fanno emergere una contraddizione più ampia radicata nella nostra cultura del lavoro, dove il sacrificio continua a essere percepito come un valore.
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