“In un mondo in cui le alleanze sono in continua evoluzione, ogni dipendenza strategica deve ora essere riesaminata. Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme. L’Europa sta reagendo a questa nuova realtà. Ma lo sta facendo all’interno di un sistema che non è mai stato concepito per affrontare sfide di questa portata”. Lo ha detto Mario Draghi alla cerimonia del Premio Carlo Magno.
“Per la prima volta dal 1949” c’è “la possibilità che gli Usa non possano più garantire la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate. Né la Cina offre un punto di riferimento alternativo”, ha aggiunto.
Gli Usa, “il partner da cui ancora dipendiamo è diventato più conflittuale e imprevedibile. L’Europa ha cercato la negoziazione e il compromesso. Per lo più non ha funzionato. Una postura pensata per de-escalare sta invece invitando ulteriore escalation. Per ora, l’Europa ha bisogno della capacità di rispondere in modo più assertivo per riportare la partnership su basi più eque. Ciò che ci frena è la sicurezza”, ha evidenziato l’ex premier. “Il cambio di atteggiamento americano sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo. È anche un necessario risveglio”, ha aggiunto.
“Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell’Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio. Ci sono due percorsi per dare sostanza a quell’impegno, e non devono necessariamente escludersi a vicenda. Uno passa attraverso coalizioni più ridotte di Paesi accomunati già oggi da capacità e percezioni della minaccia affini. L’altro percorso è dare sostanza operativa all’articolo 42, paragrafo 7, la clausola di difesa reciproca dell’Ue, che, non è ancora stata tradotta in piani concreti, capacità e strutture di comando”, ha poi dichiarato.
“La nostra esperienza attuale – ha evidenziato ancora Draghi – è che l’azione al livello dei ventisette spesso non riesce a fornire ciò che il momento richiederebbe. Il risultato è un’azione che può risultare talmente inadeguata alla portata della sfida da diventare peggio dell’inazione. Dobbiamo spezzare questo ciclo. I Paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti. Questo è ciò che ho chiamato federalismo pragmatico” .
“Non voglio fingere che il futuro dell’Europa sia facile. La pressione sul nostro continente è profonda e si fa sempre più pesante di mese in mese. Ma questo non è solo un momento di pericolo. È anche un momento di rivelazione. Le forze che ora mettono alla prova l’Europa stanno realizzando ciò che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno costringendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme. Questo dovrebbe infonderci fiducia. Dovrebbe anche renderci lucidi riguardo alla portata del compito che ci attende”, ha concluso Draghi.
Nella ‘laudatio’ per Draghi nel corso della cerimonia, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato che “noi chiediamo all’Unione europea di implementare adesso” il rapporto di Mario Draghi sull’Europa. Si tratta, ha spiegato, di “un’analisi implacabile” della situazione. “Le sue risposte sono chiare e ambiziose. E questo rispecchia la sua personalità”, ha continuato.
“Un greco e un tedesco si inchinano davanti ad un italiano. Questo modo di cooperare al di là dei confini è la migliore premessa per il successo dell’Europa”, ha commentato Merz sottolineando che il secondo laudator della giornata è il premier greco e citando anche il rapporto per l’Europa di Enrico Letta, per concludere: “Sono grato che due italiani, nella migliore tradizione di Alcide De Gasperi, abbiano indicato la strada agli europei”.
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