Due anni fa la morte dell’oppositore russo Alexei Navalny – Africa – Ansa.it

Due anni fa la morte dell’oppositore russo Alexei Navalny – Africa – Ansa.it


Oggi, 16 febbraio 2026, ricorrono due anni dalla scomparsa di Alexei Navalny, il leader dell’opposizione russa morto in un carcere siberiano sopra il Circolo Polare Artico, a 1.900 chilometri da Mosca, dopo oltre tre anni di detenzione. 

Premio Sakharov nel 2021, 47 anni, l’attivista russo ha trascorso buona parte della sua vita a lottare contro la corruzione e le violazioni dei diritti umani da parte del Cremlino. Arrestato a gennaio 2021, era stato condannato a 19 anni di reclusione per accuse di ‘estremismo’, considerate inventate di sana pianta per colpirlo, e aveva più volte denunciato di essere vittima di soprusi in prigione. Mosca ha negato di essere responsabile della sua morte, fornendo la versione secondo cui Navalny ‘si è sentito male dopo la passeggiata mattutina’, ma solo un paio di giorni fa cinque Paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi – hanno accusato il Cremlino di aver ucciso il suo principale oppositore con l’epibatidina, una tossina tanto rara quanto micidiale, estratta da una minuscola rana che vive in Sud America. 

 

 

“L’assassinio” di Alexey Navalny è stato “provato dalla scienza, ha detto sabato Yulia Navalnaya, vedova dell’oppositore russo – da sempre convinta dell’avvelenamento -, a fianco dei ministri dei cinque Paesi europei che hanno puntato il dito ufficialmente contro Mosca. Per il Cremlino si tratta invece “solo di insinuazioni”. 

Per la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper “solo il regime russo aveva il movente, i mezzi e l’opportunità di somministrargli questo veleno letale mentre era in prigione in Russia”, aggiungendo che negli ultimi due si è lavorato per “cercare le prove e la verità”. “Volevano metterlo a tacere perché era un critico del loro regime, ed è per questo che abbiamo denunciato questo barbaro complotto del Cremlino e ci siamo assicurati di farlo anche con le prove”, ha aggiunto la ministra. 

Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio ieri ha dichiarato di non avere “nessun” motivo per mettere in discussione le conclusioni di cinque paesi europei secondo cui il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny sarebbe stato avvelenato in carcere. 

 

Video La vedova di Navalny: ‘L’omicidio di mio marito dimostrato dalla scienza’

 

Navalny durante la sua prigionia aveva denunciato i frequenti confinamenti in cella di punizione per infrazioni al regolamento, l’ultimo dei quali avvenuto il 14 febbraio, due giorni prima la notizia della sua scomparsa. Ma l’oppositore continuava a far sentire la sua voce attraverso i social media. 

 

 

Un anno fa, nel primo anniversario dalla morte, decine di cittadini gli avevano reso omaggio al cimitero di Borisovo, a Mosca, dove Navalny riposa. Una processione che è destinata a ripetersi.  

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