Coraggiosa, appassionata ed empatica: sono gli aggettivi che più si ripetono nel cordoglio per Valeria Fedeli, scomparsa a 76 anni a Roma dopo una malattia dal decorso velocissimo. A ricordare la parlamentare del Pd, diventata vicepresidente del Senato e nel 2016 ministra dell’Istruzione, sono stati in tanti. E molti nello schieramento opposto al suo. Complice il suo impegno ad ampio raggio: dai diritti civili – delle donne, in particolare – alla tutela del lavoro, fino alla scuola.
“Colpita e addolorata” anche la premier Giorgia Meloni, che di Fedeli sottolinea la “convinzione e passione” con cui ha vissuto le responsabilità nella politica e nel sindacalismo, suo primo amore. O il ministro leghista Roberto Calderoli che da “l’addio a un’amica, non solo a una semplice collega”. Più intimo il ricordo di Anna Finocchiaro, sua collega al Senato e nella stessa squadra nel governo Gentiloni. Oltre che sua amica da tempo. “L’ho vista l’ultima volta prima di Natale in un’occasione pubblica – racconta all’Ansa l’ex ministra – Era provata ma non aveva voglia di parlare della sua malattia, anche se non la nascondeva. Di certo, quello che non scordo è la sua chioma rossa che spuntava in aula quando era in ballo una questione importante. Appena iniziavo a parlare, lei si girava a guardarmi come a solidarizzare, a incoraggiare. Valeria non era solo forza. Lei comunicava forza, non la teneva per sè”. Per Elly Schlein “è una grande perdita” e Matteo Salvini esprime “stima e rispetto pur nella diversità delle idee”.
Fedeli – nata a Treviglio, nella provincia di Bergamo, nel 1949 – alla politica approda tardi. Prima, e per anni, insegna alle elementari. E’ così che nasce l’impegno nel sindacato con la Cgil, che sposa al 100%. Tanto da trasferirsi a Roma, nel 1982, lavorando nella segreteria nazionale della federazione dei lavoratori del pubblico impiego. Nella Capitale conosce il sindacalista Achille Passoni, anche lui della Cgil, e suo futuro marito.
Al Campidoglio sarà allestita la camera ardente e dalle 18 è previsto un ricordo. Dal Quirinale, il presidente Mattarella rimarca la “costante attenzione ai traguardi di parità tra donna e uomo”, la “passione civile”, la “capacità di dialogo” e “l’alto senso delle istituzioni” che ha incarnato nei suoi ruoli più prestigiosi. Dopo il sindacato, il secondo ‘sliding door’ della sua vita è nel 2013, quando accetta la candidatura del Pd per il Senato. Ci resta 9 anni e assume la carica di vicepresidente e perfino da vicaria nei giorni che portano all’elezione di Mattarella. “Per la prima volta due donne rappresentavano le due Camere”, ricorda Laura Boldrini all’epoca al timone di Montecitorio). Da sempre paladina della parità di genere, è sua l’idea di istituire per la prima volta una commissione parlamentare sui femminicidi e un ddl per introdurre 15 giorni di congedo obbligatorio (ancora una chimera). Con l’avvento di Matteo Renzi si schiera con lui, nel partito, e poi torna al mondo della scuola guidando il ministero della Pubblica istruzione nel governo Gentiloni. E’ lui oggi a salutare “una donna coraggiosa, battagliera, capace di dialogo”.
Scoppia in quei giorni la polemica per aver ritoccato il curriculum con la laurea che non ha. Fedeli si difende e poi ammette: “E’ stata una leggerezza ma troppa aggressività”.
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