È morto Claudio Sterpin, l’uomo legato a Liliana Resinovich, la donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio successivo in un boschetto.
Che si arrivasse alla verità era diventata una delle sue ragioni di vita. Per quattro anni si era battuto affinché si facesse luce su quanto accaduto alla 63enne, scomparsa dalla sua casa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio successivo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. Ma Claudio Sterpin, 86 anni, è morto prima che si potesse giungere a una verità giudiziaria.
Quella di Sterpin, amico di Liliana, è stata una battaglia cominciata poco dopo la scomparsa della donna, condotta con interviste tv, dichiarazioni alla stampa, appelli, per chiedere verità e rivelare anche il sentimento che – a suo dire – li legava. Una posizione sempre smentita dal marito della donna, Sebastiano Visintin, oggi unico indagato per l’omicidio della moglie.
Video Caso Resinovich, scontro Visintin-Sterpin prima dell’incidente probatorio
Il complesso caso Resinovich: cosa sappiamo finora
Inizialmente, anche a fronte di una perizia medico legale che concludeva in tal senso, la Procura di Trieste aveva ipotizzato che la donna si fosse suicidata. La richiesta di archiviazione dell’inchiesta era stata però respinta dal Gip, il quale aveva chiesto ulteriori indagini.
Da qui anche una nuova perizia, affidata a un pool guidato dalla anatomopatologa Cristina Cattaneo, che riconduceva invece la morte ad un omicidio. Il cadavere di Liliana era stato trovato chiuso in due sacchi neri, la testa avvolta da sacchetti di plastica legati da un cordino.
Il processo e la battaglia per la verità
L’avvocato di Sterpin, Giuseppe Squitieri, ora vorrebbe andare avanti nel percorso segnato da Claudio: “Mi ha sempre detto ‘devi cercare la verità’ ed è quello a cui ora tengo in modo particolare, in memoria delle sue intenzioni”. Solo poco tempo fa Sterpin aveva dichiarato: “Non credo l’artefice sia stato Sebastiano, non credo sia stato lui ad ucciderla ma lui sa benissimo chi è stato”.
Frasi che aveva ripetuto la scorsa estate anche in tribunale a Trieste, durante un incidente probatorio, chiesto e ottenuto dalla pm Ilaria Iozzi per assumere la testimonianza dell’uomo, parole cristallizzate in caso di un eventuale processo. Quel giorno c’era anche Visintin. “Mi dispiace una cosa importante, che non siamo mai riusciti a trovarci, a vederci, anche da soli, e a parlare, per cercare ci capire cosa può essere successo, magari i segreti che si portava dietro”, dice a Il Piccolo il marito di Liliana.
Tra le ultime uscite pubbliche di Sterpin, una manifestazione proprio davanti al tribunale di Trieste lo scorso dicembre, un sit in con amici e parenti di Resinovich. Lì aveva tenuto stretta tra le mani una grande foto di Liliana ribadendo ancora una volta: “Serve arrivare presto alla verità”. “Ha sempre seguito la sua strada e le sue dichiarazioni non sono mai state smentite, purtroppo se ne è andato prima…”, afferma ora Sergio Resinovich, fratello di Liliana.
Nel frattempo la vicenda giudiziaria prosegue. I fari sono tutti puntati sul 9 marzo, data entro la quale sono attesi i risultati di nuove analisi sui reperti.
Il cordoglio a Trieste e sui social
Liliana e Claudio avevano comunque avuto una storia da giovani. E il giorno della scomparsa della donna era stato l’ultimo a sentirla.
Sui social si rincorrono messaggi di cordoglio per Sterpin: “Nel giorno di San Valentino si è ricongiunto con la sua Lilly”, scrive qualcuno.
A Trieste in molti ricordano Sterpin soprattutto per la sua lunga carriera nel mondo della corsa. Per la società Trieste Atletica, alla quale era legatissimo, “il suo esempio continuerà a correre con noi”.
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