Di lui si parlò tanto durante gli Anni di Piombo e durante la stagione di Mani Pulite. Il suo nome ha attraversato la storia d’Italia e per molti anni è stato uno dei maggiori protagonisti nelle aule giudiziarie. Si è spento oggi a Milano Giuliano Spazzali, tra gli avvocati più noti per le difese memorabili e il modo di contrapporsi a chi indossava la toga dell’accusa. “Abbiamo perso il nostro maestro”, è stata l’espressione di chi con lui ha diviso lo studio e il lavoro.
Nato a Trieste il primo gennaio 1939, Spazzali negli anni ’60 si trasferisce nel capoluogo lombardo dove diventa il legale di Soccorso Rosso, assistendo i militanti della sinistra extraparlamentare. In 43 anni di carriera, è stato difensore degli anarchici milanesi tra cui Pietro Valpreda, ingiustamente accusato per la strage di piazza Fontana, e del leader di Autonomia Operaia Toni Negri. Negli anni ’90, in piena Tangentopoli, è passato alla ribalta delle cronache come difensore di Sergio Cusani, imputato nel processo, il primo a diventare anche mediatico, per la tangente Enimont. E soprattutto per essere stata la toga antagonista di Antonio Di Pietro, l’ex pm simbolo di Tangentopoli e con cui spesso intavolava ‘duelli’. Nel 2008, quando è andato in pensione per dedicarsi ai suoi hobby come la lettura, la musica, le mostre, i viaggi e soprattutto la pittura, Spazzali non ha lesinato le critiche al sistema giudiziario che aveva cambiato pelle.
“Ormai l’aula, il dibattimento, non esistono più – disse -. Esistono i riti alternativi, il giudizio abbreviato, il patteggiamento, che comportano la totale rinuncia alla ricostruzione della verità'”. Inoltre, le sue parole sui media, ancora attuali, perché per lui, già 18 anni fa, la “spettacolarizzazione del processo” era “del tutto fine a se stessa”. Parlò anche di “una norma non scritta” che aveva “istituito la doppia aula del foro televisivo e del tribunale”. In tanti lo ricordano in queste ore con grande stima. E mentre Cusani, affranto, non se l’è sentita proprio di pronunciare una parola sulla sua scomparsa, Di Pietro ha commentato: “onore all’avvocato Spazzali per essere stato tra i primi a sapere interpretare il ruolo dell’avvocato nel nuovo processo penale accusatorio, nel quale gli italiani hanno potuto vedere il pm e il difensore sullo stesso banco di fronte al giudice. Ho rispettato – ha aggiunto – le sue arringhe, anche molto determinate, quando era in vita e le rispetto ancora di più ora che se ne è andato”.
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