Ecco Messico-Sudafrica, parte dall’Azteca il Mondiale più grande di sempre – Mondiali 2026 – Ansa.it

Ecco Messico-Sudafrica, parte dall’Azteca il Mondiale più grande di sempre – Mondiali 2026 – Ansa.it


La Coppa del mondo del gigantismo, dei respingimenti e della discordia prende il via dall’unico posto che può provare a pacificarla. Da un tempio che per lo sport vale Teotihuacan, una cattedrale in cui il calcio ha saputo elevarsi fino a diventare epos: il batticuore continuo dei supplementari di Italia-Germania 4-3, la mano di rapina e subito dopo la serpentina indimenticabile dello scapigliato Maradona, imprendibile “aquilone cosmico” sul prato dell’Azteca.
 Lo stadio di Città del Messico è tirato a lucido, pronto a diventare il primo di sempre a ospitare tre edizioni dei Mondiali accogliendo i padroni di casa e il Sudafrica nella partita inaugurale – la stessa di 16 anni fa, ma a parti inverse.

 

 
    Stavolta, però, la ‘Tierra del Sol’ non sarà sola nell’organizzazione a tre del torneo, anzi si è vista un po’ adombrata dall’ingombrante presenza mediatica statunitense. Con i suoi risvolti polemici. “I visti per i Mondiali? Facciamo entrare le persone giuste”, ha detto il presidente Usa, Donald Trump, dopo il caso dell’arbitro somalo respinto al confine al termine di 11 ore di interrogatorio.
    Ecumenico il messaggio di Papa Leone XIV, che dalla Spagna saluta il Mondiale ricordando a tutti che il calcio insegna come “la vita non è una gara per mettersi in mostra da soli, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme. Chi non sa passare la palla – il suo messaggio al mondo -, anche se ha talento, non ha ancora capito il gioco”.

 

 
    In questa inedita edizione a tre Paesi, anche la grande partenza si scomporrà in un trittico: al centro la festa dell’Azteca, alla quale si affiancheranno, nelle due pale laterali, altre due cerimonie di apertura a Toronto e a Los Angeles. La mente che le ha ideate e curate – almeno questa – è italiana. Le firma Marco Balich, reduce dai Cinque Cerchi a San Siro, che potrà avvalersi delle superstar della canzone: se negli Usa ci sarà Katy Perry, la frontwoman di Città del Messico sarà Shakira, che torna ai Mondiali dopo il successo planetario di Sudafrica 2010 con ‘Waka Waka’.
    Il compito, banalmente, sarà quello di aprire l’edizione più grande di sempre. Una Coppa del mondo diffusa su tre Paesi, ognuno grande quasi come un continente, con la bellezza di 48 nazionali a contendersi il titolo: sedici stadi, dodici gironi, per la prima volta anche i sedicesimi di finale, per un totale di centoquattro gare sparse per il continente americano. Il primo torneo così aperto al mondo dal punto di vista sportivo da accogliere nazionali piccole come Curacao e Capo Verde, eppure per molti chiuso nelle sue frontiere a stelle e strisce.

 

 
    In Messico, però, così non è. Le squadre arrivate hanno trovato selve di sombreri a dar loro il benvenuto, in un clima di festa e di danze popolari, mentre i tifosi stranieri già si mischiano a quelli locali nelle strade delle città ospitanti. La presidente Claudia Sheinbaum – che non sarà presente all’Azteca come annunciato nelle scorse settimane, dopo aver donato il biglietto che le spettava a una ventunenne indigena come riconoscimento simbolico alle donne – ha comunque le sue ‘grane’. Sheinbaum avrebbe dovuto partecipare alla proiezione pubblica in piazza dello Zócalo, ma è ancora in dubbio: la zona è infatti circondata dall’accampamento permanente degli insegnanti in sciopero. Oltre a questo, anche varie associazioni di familiari dei desaparecidos hanno già confermato una marcia per domani in città, approfittando dei riflettori offerti dai Mondiali.

 

 
    Le luci, però, saranno infine anche sul campo. Sedici anni fa, nella partita inaugurale, il Sudafrica abbagliò il mondo con un golazo di Siphiwe Tshabalala, un sinistro violentissimo sotto il sette seguito da un ballo di squadra sulla linea laterale.
    Oggi i ‘Bafana Bafana’ si presentano con una rosa senza stelle ma con una squadra, mentre i padroni di casa devono cercare di tenere alto lo standard. Nelle due precedenti edizioni ospitate, la ‘Tri’ – diminutivo di Tricolor – ha centrato i quarti di finale, tuttora suo miglior risultato.
    A guidarla, dalla panchina se non dalla porta, ci sarà la leggenda Guillermo Ochoa, a quasi 41 anni al suo sesto mondiale.

 

 
    Non è detto che sia titolare, ma la sua presenza per il gruppo è fondamentale: sulla compattezza fa affidamento il ct Javier Aguirre, conscio di non avere tra le mani grandi campioni ma di poter aizzare altrettanto grandi motivazioni. Perché è vero che la terza volta è un record, ma almeno per i giocatori in campo è una certezza il fatto che una Coppa del mondo in casa non si ripresenterà. Per loro, come le altre 47 squadre, è arrivato finalmente il tempo di dare tutto. Manca solo il fischio d’inizio. 
   

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