L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Mieli, si è dimesso dall’incarico di presidente del Collegio di Revisori dei Conti del Csm. La decisione arriva a distanza di due giorni dalle perquisizioni disposte dalla Procura di Roma nell’ambito del procedimento in cui il giudice, in pensione dal febbraio scorso, è indagato per corruzione per la vicenda legata all’iter sul Ponte dello Stretto. Con Miele sono iscritti nel registro – anche per l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio – anche l’avvocato Francesco Saccomanno già componente del cda della società Stretto di Messina Spa e dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”.
Miele aveva assunto l’incarico al Consiglio superiore della magistratura per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito. Da marzo scorso il plenum di Palazzo Bachelet aveva invece deliberato un compenso lordo di 27mila euro l’anno. Sul fronte delle indagini gli inquirenti sono al lavoro sul materiale sequestrato nei giorni scorsi e sull’analisi dei cellulari e pc nella disponibilità dei tre indagati. Obiettivo è ricostruire le comunicazioni intercorse nelle settimane precedenti alla decisione del tribunale contabile che il 29 ottobre non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la delibera Cipess sulla infrastruttura. Chi indaga vuole ricostruire la rete dei contatti degli indagati e in particolare di Saccomanno e Virgiglio che oltre a Miele avevano tentato di avvicinare almeno altri due giudici contabili che si stavano occupando del dossier Ponte. Inviti ad eventi, conferenze che secondo gli inquirenti rappresentavano una sorta di “approccio” per ottenere entrature e conoscere – in cambio di utilità – l’andamento della camera di consiglio. I due giudici, che hanno respinto le sollecitazioni degli attuali indagati, non sono stati ancora ascoltati dai pm che sono coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. La strategia di Saccomanno e Virgiglio è andata, invece, a buon fine con Miele che secondo quanto emerge dalle carte avrebbe “asservito la sua funzione” per ottenere nomine in strutture pubbliche una volta andato in pensione.
Il giudice – stando a quanto emerge dalle intercettazioni trasmesse a Roma per competenza dalla Procura di Catanzaro – avrebbe “raccontato” agli altri due indagati quasi in tempo reale cosa avveniva all’interno del collegio. Miele avrebbe definito la situazione “in salita”, pur non ritenendosi preoccupato dall’ultimo rigetto della Corte del 17 novembre, considerato “logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre”, aggiungendo: “il problema da risolvere è sempre quello…cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo”. Gli inquirenti negli atti riportano anche il riferimento a un report riservato predisposto sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: “l’importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo”. Intanto il Consiglio dei ministri ha chiesto chiarimenti alla Corte in merito alla delibera di promozione a presidente di Sezione di dieci magistrati, a fronte di nove posti disponibili. Dal punto di vista formale i provvedimenti di promozione sono legittimi, ma secondo il Cdm c’è un tema di opportunità, si legge in un allegato al consiglio dei ministri dello scorso 4 giugno. Le dieci promozioni non tengono conto che la legge di riforma n. 1/2026 prevede la riduzione delle posizioni dirigenziali.
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