La terza sezione penale della Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione per l’ex sindacalista accusato di violenza sessuale nei confronti di una hostess, disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello di Milano.
La sentenza di assoluzione aveva suscitato polemiche perché per i giudici della Corte di Appello milanese la condotta del sindacalista “non ha (senz’altro) vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale”, “20-30 secondi” che ”le avrebbe consentito anche di potersi dileguare”.
I fatti risalgono al 2018 quando l’hostess si era rivolta al sindacalista per una vertenza e durante l’incontro sarebbe avvenuta la violenza. All’udienza in Cassazione la difesa dell’imputato ha sollecitato il rigetto dei ricorsi.
“La giustizia si è fatta attendere ma ne è valsa la pena”, ha detto l’ex hostess Barbara D’Astolto, dopo la sentenza. “Sono contenta non me lo aspettavo – ha aggiunto – In questo modo è stata fatta giustizia. Ringrazio le persone che mi hanno dato la forza di andare avanti: le testimoni, la mia avvocata Teresa Manenti e l’associazione Differenza Donna”.
La vicenda
Il 24 giugno, la prima sezione penale della Corte d’Appello milanese (giudici Flores Tanga-Alessandra Simion-Alessandro Santangelo) aveva confermato l’assoluzione dall’accusa di violenza sessuale per l’ex sindacalista in servizio a Malpensa nei confronti di una hostess, che a lui si era rivolto, nel 2018, per una vertenza sindacale.
Una sentenza che già in primo grado aveva fatto discutere e che, anche dopo il verdetto d’appello, era stata bollata dall’Associazione Differenza Donna, con l’avvocata Maria Teresa Manente, come un passo “indietro di 30 anni”. Anche la legale, che rappresenta la donna come parte civile, ha presentato ricorso in Cassazione.
Dal processo, secondo la Corte d’Appello milanese, era emerso “come l’imputato non abbia adoperato alcuna forma di violenza – ancorché si sia trattato, effettivamente, di molestie repentine – tale da porre la persona offesa in una situazione di assoluta impossibilità di sottrarsi alla condotta”. Condotta, scrivevano i giudici, che “non ha (senz’altro) vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale”, “20-30 secondi”, che “le avrebbe consentito anche di potersi dileguare”.
In piazza il sit-in
In piazza da questa mattina si è tenuta la protesta delle associazioni. Differenza Donna ha organizzato un sit-in di solidarietà verso la donna. ‘Con le spalle al muro non è lavoro sicuro’, ‘Senza consenso è violenza’, ‘Giù le mani dai nostri corpi’, ‘Se la molestia non è reato la legge la scrive il patriarcato’. Sono alcuni dei cartelli che sono stati esposti in piazza Cavour a Roma, davanti al palazzo della Cassazione.
“Vogliamo dire forte e chiaro che non permetteremo a nessuno, e in un luogo di lavoro, – affermano – di usare violenza contro di noi, tutte, nessuna esclusa. Confidiamo che la Giustizia stavolta arrivi davvero. Per Barbara, per noi”.
“La Casa internazionale delle donne è qui, in presidio, davanti la Corte di Cassazione dove oggi è prevista l’udienza del processo per un ex sindacalista accusato di violenza sessuale nei confronti di una ex hostess assolto in appello con una motivazione che ci appare inaccettabile”. Così Maura Cossutta, presidente della Casa internazionale delle donne.
“I giudici hanno contato i secondi in cui la molestia è stata perpetrata, giudicandoli sufficienti perché la donna si potesse sottrarre – aggiunge – Diciamo basta a una cultura che si fa complice di ogni forma di violenza e tra queste la molestia che è la più muta e tollerata. Ancora una volta è necessario ribadire che le donne vanno credute e che si finisca con la logica che finisce per mettere i loro comportamenti sotto i riflettori”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
