Falliti i colloqui a Islamabad, Trump annuncia il blocco di Hormuz – Medio Oriente – Ansa.it

Falliti i colloqui a Islamabad, Trump annuncia il blocco di Hormuz – Medio Oriente – Ansa.it


Falliti i negoziati diretti a Islamabad dopo una maratona di 21 ore, i colloqui a più alto livello tra Usa e Iran dal 1979, Donald Trump reagisce con rabbia annunciando il “blocco” di Hormuz, l’intercettazione delle navi che pagano il pedaggio a Teheran e lo sminamento dello stretto insieme alla Gran Bretagna e ad altri non meglio precisati Paesi alleati della Nato. Con la minaccia di distruggere “qualunque iraniano spari contro gli Usa o navi pacifiche” e di imporre dazi del 50% alla Cina se invierà armi a Teheran. Una vera prova di forza, una escalation che rischia di far schizzare nuovamente il prezzo del petrolio, di irritare Pechino e New Delhi – i principali importatori di greggio iraniano – e di mettere a rischio la fragile tregua di due settimane, allontanando i pochi spiragli rimasti per la ripresa del dialogo.


Il clima di sfiducia reciproca che ha segnato i colloqui in Pakistan resta, tanto che Teheran ha schierato forze speciali della Marina lungo la sua costa meridionale, temendo una potenziale invasione terrestre da parte delle forze americane.
Mentre i Pasdaran hanno avvisato che l’avvicinamento di navi militari a Hormuz, di cui hanno “il pieno controllo”, sarebbe considerato una violazione del cessate il fuoco e ci sarà una risposta ferma. “Il nemico rimarrà intrappolato in un vortice mortale nello Stretto se farà la mossa sbagliata”, hanno minacciato.
Gli appelli che si levano da più parti per proseguire gli sforzi diplomatici per ora sono caduti nel vuoto. Compresa la rinnovata offerta di mediazione da parte di Vladimir Putin in una telefonata al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, forse nell’ottica di poter poi strappare da
Trump qualcosa sull’Ucraina. Il Pakistan è ancora in contatto sia con gli Stati Uniti sia con l’Iran nel tentativo di riportarli al tavolo dei negoziati, secondo Channel 12.
The Donald ha aperto il nuovo capitolo del braccio di ferro con Teheran con un paio di post su Truth. “Con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, inizierà il processo di BLOCCO di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz”, ha scritto. “Ho anche dato istruzioni alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave in acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”, ha aggiunto, senza precisare in che modo, anche negli ultimi mesi gli Usa hanno abbordato petroliere dirette verso il Venezuela o in partenza da quel Paese.
Trump ha poi dichiarato a Fox News che gli alleati della Nato vogliono contribuire all’operazione nello stretto ma per ora non ci sono reazioni ufficiali (Londra ha solo precisato che non parteciperà al blocco ma non si è espressa sull’invio di dragamine).


Di fatto il commander in chief sembra voler prendere il controllo di Hormuz e strozzare l’export di greggio iraniano, nonostante un blocco navale sia considerato un atto di guerra e il fermo delle navi per il pagamento del pedaggio (a parte la difficoltà di appurarlo) possa avere gravi ripercussioni per gli altri Paesi, a partire da Cina e India. Su Truth
Trump ha spiegato che l’incontro con gli iraniani “è andato bene, la maggior parte dei punti sono stati concordati, ma l’unico punto che contava davvero, quello NUCLEARE, non lo è stato”.
Comunque né il tycoon né il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher, il capo negoziatore di Teheran, sembrano escludere ulteriori trattative. In un’intervista a Fox,
Trump ha affermato che le sue minacce hanno costretto l’Iran “al tavolo dei negoziati”, aggiungendo di ritenere che gli Stati Uniti alla fine otterranno “tutto” ciò che vogliono. “L’America ha compreso la nostra logica e i nostri principi, e ora è il momento che decida se merita o meno la nostra fiducia”, ha invece avvertito Ghalibaf, ribadendo di credere “nella diplomazia, oltre che nella lotta militare per i diritti dell’Iran”.
Il vicepresidente JD Vance, capo della delegazione Usa, ha sintetizzato così l’esito dei colloqui: “Per 21 ore abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani.
Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo. E penso che questa sia una cattiva notizia per l’Iran molto più che per gli Stati Uniti d’America”, ha detto, sottolineando che “c’è solo una cosa che conta: l’Iran non è disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari!”.
Certo, nessuno si aspettava che una tornata di colloqui bastasse a risolvere un dossier che sotto la presidenza Obama aveva richiesto due anni di negoziati e che ora si è ulteriormente complicato. Ma forse è una cattiva notizia anche per le ambizioni presidenziali di Vance, visto che è tornato senza alcun risultato e non è riuscito ad allontanare lo spettro di quella guerra che lui e la sua base Maga avversano.
 

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