“Non ho mai assistito a un gesto” di Gérard Depardieu che abbia trovato “scioccante”, anche se “dice volgarità enormi” e “gli piace fare lo scemo sul set”:
Fanny Ardant scende in campo nel tribunale di Parigi dove il processo per violenze sessuali e molestie all’attore più famoso di Francia è in corso da tre giorni e sceglie di difendere l’imputato, dichiarandosi “sua amica da 30 anni”.
“So che siamo qui per cercare la verità – ha detto l’attrice – la verità è la cosa più difficile da ottenere. Non c’è mai solo una verità. È come l’ombra che cambia, a seconda della luce”. Per lei, “Gérard ha sempre dato tutto, lui è come un vulcano”. “Lei ha girato in Les Volets verts con Depardieu, ha forse visto o udito qualcosa legato ai fatti?”, la interroga il presidente. “Io – risponde Fanny Ardant, vestita tutta di nero con un tailleur – allargherò il dibattito. Dirò perché Gérard è un attore così grande. Qualsiasi forma di genio porta in sé qualcosa di stravagante, di indomabile, di pericoloso, di incarnato. E’ il mostro e il santo. E Gérard ha interpretato tutti questi personaggi dando tutto di sé. Con il peggio e con il meglio. Lo conoscono da Cuba a Vladivostok. Perché il pubblico di tutto il mondo si è riconosciuto nei personaggi che interpreta. Tutti hanno potuto identificarsi nei suoi ruoli”.
Voci di dissenso si levano dai banchi delle parti civili, si ode un “è insopportabile”. Ma la Ardant va avanti: “Gérard parla nello stesso modo a Fidel Castro o a un elettricista. Prende in giro tutti, sul set si prende tutto lo spazio, si ha una gran faccia tosta, sì, dice delle volgarità. Ha sempre dato tutto”. Una pausa, poi l’attrice riprende: “Lo so che la società è cambiata, che i punti di riferimento non sono più gli stessi, ci sono cose che venivano tollerate e che oggi non sono più tollerabili. So che molti non hanno osato venire a difendere Gérard perché hanno paura, paura di perdere il lavoro, paura di non poter più fare l’attore, o se sono registi, di non poter più girare dei film. Ma la paura non deve essere un modo per far obbedire i cittadini. Se io non fossi venuta a difendere il mio amico, non avrei avuto pace tutta la vita per la mia vigliaccheria. Io credo soltanto nelle mani tese, nel perdono, nell’amicizia e nell’amore”. Il presidente del tribunale, dopo aver ascoltato in silenzio, le si rivolge direttamente osservando:
“Non siamo qui per fare della morale, siamo qui per fare del diritto. Mi dica, ha mai sentito parlare di violenze sessuali sul set?”. “Ho udito delle grida – ammette Fanny Ardant – ma non ho mai assistito a nulla. Anch’io, sono una donna. Ho vissuto cose del genere, ho rifilato anche degli schiaffi, ho gridato insulti. Ma non ho assistito a nulla”. A quel punto, senza altre domande, Fanny Ardant lascia il banco dei testimoni sotto lo sguardo visibilmente emozionato e riconoscente di Depardieu, si avvicina all’imputato, gli prende il viso nelle mani e lo saluta con un bacio.
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