Fermato per l’omicidio del capotreno, aveva un ordine di allontanamento – Notizie – Ansa.it

Fermato per l’omicidio del capotreno, aveva un ordine di allontanamento – Notizie – Ansa.it


 L’uomo accusato di essere il killer del capotreno Alessandro Ambrosio e fermato ieri sera a Desenzano del Garda, dopo un giorno in fuga, non doveva trovarsi in Italia. Il 23 dicembre il prefetto di Milano aveva emesso un provvedimento di allontanamento entro dieci giorni dal territorio, dopo che Marin Jelenic, croato 36enne, era stato trovato con un coltello da cucina, nel capoluogo lombardo. Era l’ennesima volta: molti precedenti a carico dell’indagato riguardano proprio il porto di oggetti “atti a offendere”.

 

Con uno di questi avrebbe aggredito alle spalle e assassinato il 34enne dipendente di Trenitalia, nella stradina che collega il piazzale ovest della stazione di Bologna al parcheggio del personale. Due coltelli gli sono stati trovati addosso al momento del fermo e saranno analizzati. Almeno cinque volte, dal 2023, Jelenic è stato denunciato per possesso di armi da taglio, ma alcuni di questi procedimenti sono finiti con archiviazioni. Nonostante segnalazioni frequenti, è rimasto a piede libero: nella sfilza di precedenti collezionati dall’uomo, in Italia dal 2019, risulta solo una condanna, con la condizionale, per lesioni dolose, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, commessi a Vercelli, nel 2025. Poi tante denunce, da Udine a Pavia, il 30 dicembre. “Certi delinquenti nonostante tutta una serie di reati, vengono arrestati e rilasciati di lì a poco da alcuni magistrati”, ha commentato il deputato di Fratelli d’Italia, vicepresidente della commissione Affari Costituzionali, Riccardo De Corato.

 

“La magistratura si guardi allo specchio”, ha aggiunto. Da ieri sera Jelenic è in carcere a Brescia, dove attende l’udienza di convalida. La Procura di Bologna con il pm Michele Martorelli gli contesta l’omicidio aggravato dai motivi abietti e dal fatto di averlo commesso in uno scalo ferroviario. Ad Ambrosio non è stato rubato nulla. Il movente è ancora un mistero: “Non sembra che i due si conoscessero”, ha detto il capo della squadra mobile bolognese, Guglielmo Battisti. Gli investigatori hanno ricostruito grazie alle telecamere di sorveglianza i movimenti di indagato e vittima. Alle 17.55 del 5 gennaio l’unica persona presente in quel luogo era il croato. E anche se l’accoltellamento è rimasto fuori dal campo visivo, le immagini mostrano una persona incappucciata, che poi è risultata essere Jelenic, seguire la vittima, accelerare il passo e avvicinarsi. Poi si vede la stessa persona andare via, in direzione della stazione. Il primo ad arrivare, un minuto dopo l’allontanamento di Jelenic, è stato un dipendente di Italo, che ha chiamato i soccorsi.

 

L’uomo ha riferito di non aver notato nessuno. L’indagato si è in qualche modo nascosto, per non farsi scorgere. Anche l’amico con cui Ambrosio aveva l’appuntamento, sopraggiunto poco dopo, ha detto di non aver visto altre persone. Era l’unico a sapere che la vittima si trovava lì perché con lui si era da poco accordato sul luogo in cui vedersi. Poco dopo Jelenic è stato controllato dalla Polfer, che lo conosceva per i suoi precedenti e questa identificazione, in seguito, ha consentito di dare un nome alla sagoma ripresa nei video. Il croato ha preso un treno in direzione Piacenza, è stato fatto scendere a Fiorenzuola perché molesto e senza biglietto. Qui è stato nuovamente identificato e rilasciato dai carabinieri, in quel momento non a conoscenza delle note di ricerca. Jelenic ha preso un altro treno ed è sceso a Milano Rogoredo, ha trascorso la notte nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda, ma non è chiaro come abbia raggiunto Desenzano. Non aveva il cellulare e si è fatto prestare il telefono per fare alcune telefonate a utenze croate. Se deciderà di parlare con il Gip, potrà dare una sua versione di quanto successo. Intanto a Bologna è stato il giorno del dolore e della protesta. Tanti colleghi di Ambrosio hanno partecipato, in divisa da ferroviere, con centinaia di persone al presidio in stazione. Poi il gruppo ha raggiunto la prefettura, in corteo, con i sindacati che hanno chiesto alle istituzioni maggior sicurezza. Il prefetto Enrico Ricci ha annunciato un potenziamento delle misure.

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