“La Flotilla riparte. Useremo questi giorni per sistemare tutto e per rimettere a posto le barche.
Abbiamo compagni dalla Grecia, dall’Italia, dalla Spagna dall’Olanda e da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui”. Lo ha detto Luca, un attivista in collegamento dalla Grecia, durante una conferenza stampa della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla davanti alla Farnesina. “Abbiamo preso tutte le precauzioni che dovevamo prendere, siamo in contatto con le autorità – ha aggiunto -. Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia. Se prima avevamo un milione di motivi per andare a Gaza, ora ne abbiamo uno in più” ha aggiunto.
Thiago Avila e Saif Abukeshek “erano a bordo di una barca taliana. Questo significa, per il diritto del mare, averli prelevati illegalmente da Roma. Le barche erano a 20 miglia da Creta, in acque internazionali ma di competenza greca. E’ grave non per gli attivisti ma per l’Europa”. Così la portavoce italiana della Global Sumud Italia, Maria Elena Delia, durante una conferenza stampa al presidio organizzato davanti alla Farnesina. “Chiediamo che vengano liberati: è una questione giuridica – aggiunge – Se si consente di rapirli in acque internazionali da una barca battente bandiera italiana è una ulteriore escalation di una sistematica e impunita violazione del diritto internazionale. Chiediamo a tutti di agire e mobilitarsi, di creare presidi permanenti. Thiago e Saif rappresentano i 10mila prigionieri palestinesi. Chiediamo che si intervenga per la liberazione di tutti e che ci sia un atteggiamento vigile per chiedere che venga fatta giustizia”.
Flotilla, ricorso a Cedu contro l’Italia, ‘doveva proteggere i 2 attivisti’
Il team legale della Global Sumud Flotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro lo Stato italiano per i due attivisti -Thiago Avila e Saif Abukeshek “attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari”. E’ quanto comunicano in una nota.
“Con questo ricorso – si legge in una nota – si denuncia una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti. La detenzione dei due attivisti avviene in assenza di qualsiasi informazione ufficiale sul loro luogo di detenzione, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari e senza alcuna garanzia procedurale”. Il ricorso – prosegue la nota – evidenzia, inoltre, la responsabilità dello Stato italiano, come Stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano al momento della loro intercettazione.
“In base alla giurisprudenza consolidata della Corte di Strasburgo e al diritto internazionale del mare – sottolineano i legali – l’Italia esercitava giurisdizione sui soggetti a bordo ed era quindi tenuta ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali. Nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione né è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso”.
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