Circa una cinquanta di attivisti della Flotilla sono stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. Lo si apprende da fonti della Global Sumud Flotilla. Tra di loro risulta anche un italiano ricoverato. “Stiamo cercando in queste ore di avere notizie sulle sue condizioni di salute – spiega la portavoce italiana Maria Elena Delia – ci riferiscono che in tanti hanno ripotato lesioni serie e alcuni sono sotto shock”.
Video Flotilla, Bundu: ‘Umiliazione facendoci spogliare, incatenati facendo terrorismo psicologico’
La procura di Roma che indaga sull’abbordaggio della Flotilla, oltre al reato di sequestro di persona sta valutando anche altri reati, tra cui la tortura e la violenza sessuale. Secondo quanto si apprende i magistrati di piazzale Clodio, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione e valuteranno le parole di scherno rivolte dal ministro. Intanto a piazzale Clodio hanno cominciato ad ascoltare gli attivisti rientrati in Italia. In base a quanto si apprende, su delega dei pm di Roma è già stato ascoltato il il deputato del M5S Dario Carotenuto.
Gli attivisti Salvetti e Bundu
“Ci sono arrivati tanti messaggi di solidarietà dai gazawi” e “rifaremmo tutto. Non può arrivare il messaggio ai palestinesi che hanno manifestato per noi che siccome siamo stati oggetto di tortura allora lasciamo. A Gaza in questo momento c’è una resistenza che è semplicemente rimanere a Gaza”, noi “stiamo relativamente bene, nel senso che non abbiamo fratture o altro, i segni psicologici vedremo ma non ci hanno piegato. Ancora non ci siamo fatti vedere da un medico ma sicuramente ci andremo, e anche dall’avvocato”. Così Dario Salvetti e Antonella Bundu, attivisti fiorentini della Flotilla appena rientrati da Israele. “Dal momento del sequestro abbiamo perso qualsiasi contratto con il mondo – hanno aggiunto -, siamo scesi dall’aero ieri poco prima di mezzanotte e siamo rientrati a casa alle 5 del mattino. Non abbiamo avuto contatti con nessuno, e questo vale anche per il governo e le istituzioni”. Adesso, hanno sottolineato, “c’è bisogno che i riflettori si spostino da noi, alla parte legale, e a far partire una campagna di boicottaggio, sociale e economica, complessiva e diffusa” verso Israele, “in cui ognuno possa fare la propria parte, dal non acquistare farmaci di provenienza israeliana come semplici cittadini, e come imprese rinunciare alle commesse israeliane. Fare come è stato fatto con il Sudafrica ai tempi dell’apartheid, fino a che le istituzioni agiscano per rompere ogni rapporto con Israele”. Per Salvetti e Bundu “dobbiamo dare a queste persone la sensazione di totale anormalità, anche solo per scoprire se da quella parte è rimasto un briciolo di umanità. Se vogliamo farli uscire da questa distopia dobbiamo fargli capire il livello di gravità in ogni modo perché stanno compiendo un genocidio. Il silenzio non è più accettabile, neanche da parte loro”.
I legali del team italiano: ‘Valutiamo denuncia per tortura’
Il team legale italiano della Flotilla valuta una denuncia per tortura in merito alle condizioni in cui gli attivisti sono stati trattenuti in Israele. Secondo quanto si apprende, le avvocate stanno iniziando a raccogliere le testimonianze degli italiani rientrati ieri e presenteranno una integrazione alla denuncia/querela depositata il 19 maggio in Procura a Roma. Sulla base delle ‘sommarie informazioni’ che verranno raccolte, le legali denunceranno ai pm della Capitale tutti i reati subiti.
Gli attivisti: ‘Siamo stati tenuti in un campo di concentramento galleggiante’
“Tecnicamente siamo stati in un campo di concentramento galleggiante in mezzo al Mediterraneo: non è un termine che usiamo con leggerezza, ma dal momento in cui una persona ti punta un mitra e ti sequestra portandoti in un luogo in cui non hai nessun diritto. In un regime carcerario duro sai quali sono i tuoi diritti. Noi in quel momento non eravamo coperti da nessuna convenzione internazionale, non sapevamo da quali diritti eravamo coperti. Eravamo persone senza documenti a cui era stato dato un numero, dentro a dei container circondati dal filo spinato in mezzo al Mediterraneo, senza acqua, cibo o una toilette, con persone che ci sparavano addosso pallini”. Lo raccontano Dario Salvetti e Antonella Bundu, attivisti fiorentini della Flotilla appena rientrati da Israele, in una conferenza stampa convocata questa mattina per raccontare la loro esperienza. “Qualsiasi cosa che abbiamo vissuto – hanno aggiunto – è nulla rispetto a quello che vivono ogni giorno i palestinesi, e noi abbiamo vissuto tutto questo nel privilegio di sapere che prima o poi sarebbe finito”. “Abbiamo saputo che c’è stata indignazione per le immagini di Ben Gvir, dei prigionieri sequestrati e seduti per terra ma è stato uno dei momenti più leggeri – hanno spiegato ancora -. Qualsiasi spostamento facessimo eravamo sempre ammanettati con delle fascette e sempre con la testa abbassata. A volte ti tenevano la testa così in basso che non riuscivi a camminare. Ognuno di noi ha vissuto cose simili ma diverse, ognuno di noi è stato torturato in maniera diversa. Sappiamo dell’uso di taser su persone bagnate, al collo o sui genitali, sappiamo di molestie sessuali, che hanno sparato sulle persone con dei pallini. Abbiamo visto gente implorare per allargare le fascette perché avevano le mani che stavano sanguinando. Ci hanno sparato con il cannone ad acqua un liquido giallo per spingerci nei container con il filo spinato. Poi ti riprendono in video e sono fieri di questo. In continuazione risuonava l’inno di Israele”. E ancora, “nella prima parte ci hanno maltratto e nella seconda ci hanno torturato perché fossimo noi a chiedere di andare via, così che loro potessero avere una copertura legale per non ammettere di averci rapiti”. Per Salvetti e Bundu, quanto ci è avvenuto “era tutto rivolto al loro interno, per parlare al loro paese, una narrazione per la società distopica che c’è in Israele. Sono loro che hanno trasformato la flotilla in una forza all’interno della geopolitica mondiale”.
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