Fonti israeliane e di Hamas smentiscono l’accordo sulla tregua. Al Arabiya aveva annunciato un’intesa Israele-Hamas per 60 giorni – Notizie – Ansa.it

Fonti israeliane e di Hamas smentiscono l’accordo sulla tregua. Al Arabiya aveva annunciato un’intesa Israele-Hamas per 60 giorni – Notizie – Ansa.it


Fonti israeliane hanno smentito la notizia apparsa su al Arabiya secondo cui lo Stato ebraico e Hamas avrebbero raggiunto l’intesa per una tregua di 60 giorni nell’ambito del negoziato sugli ostaggi. Lo riporta il Times of Israel, che ha parlato con un funzionario israeliano. A stretto giro anche Hamas ha smentito che sia stato già raggiunto l’accordo, secondo quanto scrive Haaretz.

Fonti di Al Arabiya avevano reso noto che l’inviato statunitense Steve Witkoff era stato informato che Hamas e Israele avevano concordato la tregua a Gaza di 60 giorni.

Israele “ha appoggiato e supportato” il piano di tregua proposto da Donald Trump per Gaza, ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. 

L’ospedale Al-Awda nel nord della Striscia di Gaza ha affermato che le forze israeliane stanno evacuando con la forza i suoi locali nel territorio palestinese, dove l’esercito continua la sua offensiva.
“Le forze di occupazione israeliane stanno attualmente evacuando con la forza i pazienti e il personale medico dall’ospedale Al-Awda di Tel al-Zaatar, l’unica struttura ancora operativa nella Striscia di Gaza settentrionale”, ha affermato l’ospedale in una nota. Interpellato dall’agenzia di stampa Afp, l’esercito israeliano non ha reagito immediatamente. 

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva precedentemente detto alle famiglie degli ostaggi che Israele è pronto ad andare avanti verso un accordo di ostaggi e di cessate il fuoco a Gaza sulla base della nuova proposta dell’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Lo aveva riferito Axios citando una fonte presente all’incontro.

Toccante discorso dell’ambasciatore palestinese all’Onu, Riyad Mansour, che ieri è scoppiato a piangere davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite descrivendo le sofferenze “insopportabili” dei bambini di Gaza. Nel discorso Mansour ha parlato delle condizioni disumane nelle quali vivono i palestinesi a Gaza, in un crescendo di emozione culminato in lacrime quando ha parlato dei bambini che muoiono di fame a causa del blocco imposto da Israele e da poco allentato in misura non sufficiente alle esigenze della popolazione. “Ho dei nipoti… so cosa significa per le loro famiglie”, ha detto Mansour, con la testa tra le mani parlando delle famiglie palestinesi che perdono i figli piccoli a causa della fame oppure a causa di attacchi “devastanti” come quello che venerdì scorso A Khan Yunis ha ucciso 9 dei 10 figli della dottoressa Alaa. 

Le forze della difesa israeliane hanno issato la bandiera israeliana sulla sommità della moschea di Tulkarem, la città palestinese nel nordovest della Cisgiordania. Lo scrive Ynet citando fonti palestinesi.
Il vessillo è stato issato sulla cupola della moschea Abu Bakr al-Siddiq nel campo profughi di Nur al-Shams a Tulkarem. Le riprese video effettuate in loco hanno confermato la notizia, aggiunge il sito israeliano. Le forze della difesa israeliane non hanno commentato.

 

 

Una serie di attacchi israeliani contro edifici residenziali nel campo profughi di Bureij, nel centro della Striscia di Gaza, ha ucciso 19 persone- Lo scrive Al Jazeera citando il ministero della Salute della Striscia, controllato da Hamas. Tre case sono state prese di mira consecutivamente senza alcun preavviso, scrive l’emittente. Questo attacco porta il bilancio delle vittime di oggi ad almeno 37, secondo il ministero palestinese. 

Il ministero della Difesa israeliano ha confermato che i ministri del governo Netanyahu hanno approvato la creazione di 22 nuovi insediamenti in Cisgiordania, che includeranno una serie di nuove comunità e la legalizzazione di diversi avamposti non autorizzati. Lo riporta il Times of Israel. La decisione del gabinetto di sicurezza era stata anticipata due giorni fa dai media ebraici. Il ministero descrive il voto del governo “come una decisione storica“, affermando che gli insediamenti “rafforzeranno la presa strategica su tutte le parti della Giudea e Samaria (Cisgiordania)” e “impediranno la creazione di uno Stato palestinese”.

“Questo è un grande giorno per il movimento per gli insediamenti e un giorno importante per lo Stato di Israele“, ha affermato il ministro delle Finanze ed esponente dell’ultradestra Bezalel Smotrich. “Insediare la nostra patria è lo scudo difensivo dello Stato di Israele”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che la decisione “rafforza la nostra presa sul territorio ed è una risposta decisiva al terrorismo palestinese”. 

L’approvazione da parte di Israele di 22 nuovi insediamenti in Cisgiordania rappresenta “una palese sfida alla volontà internazionale e una grave violazione delle risoluzioni Onu”. Lo ha dichiarato Hamas in una nota citata da Al Jazeera. “Invitiamo la comunità internazionale ad adottare misure concrete per contrastare le politiche di annessione e di espansione degli insediamenti, che costituiscono un crimine di guerra”, ha dichiarato il gruppo. 
 

 

La nuova proposta statunitense per un cessate il fuoco e un accordo sugli ostaggi tra Israele e Hamas prevedrebbe il rilascio di nove ostaggi vivi – uno in meno rispetto all’offerta precedente – e di 18 corpi di rapiti, secondo quanto riportato da diversi media ebraici, tra cui il Times of Israel. Walla afferma che una fonte israeliana anonima ha confermato che lo Stato ebraico ha ricevuto i dettagli dagli Stati Uniti.

Secondo le indiscrezioni, gli ostaggi verrebbero liberati in due gruppi nell’arco di una settimana – senza specificare se e quanti prigionieri palestinesi verrebbero liberati – e Israele si impegnerebbe in una tregua di 60 giorni, durante la quale si svolgerebbero i negoziati per la fine della guerra.

Se non si dovesse raggiungere un accordo al termine di questo periodo, Israele avrebbe la possibilità di riprendere i combattimenti o di estendere il cessate il fuoco in cambio di altri ostaggi, secondo i media che considerano cruciale questo dettaglio, poiché il principale disaccordo nei negoziati sarebbe stato l’insistenza di Hamas su un accordo che ponga fine alla guerra in modo permanente, e il rifiuto di Israele a condizione che Hamas non venga smantellato. Secondo quanto riferito, nell’accordo la responsabilità degli aiuti umanitari tornerebbe all’Onu e l’Idf si ritirerebbero dalle aree occupate nella loro ultima operazione allargata. 

Ieri migliaia di palestinesi hanno saccheggiato un magazzino di aiuti Onu a Deir el-Balah, a Gaza: lo mostrano le immagini dell’Afp. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Pam) ha confermato che il suo magazzino è stato assaltato. Le immagini mostrano una folla di palestinesi che irrompe in un magazzino del Pam, rubando provviste alimentari, mentre risuonavano colpi d’arma da fuoco. “Un’orda di affamati ha fatto irruzione nel magazzino”, ha scritto il Pam su X. 

Video Gaza, saccheggiato un deposito di cibo Onu: 2 morti ieri a Deir el-Balah

 

L’appello delle star per Gaza, ‘Gb non sia complice di Israele’

Si moltiplicano gli appelli per fermare il sanguinoso conflitto di Gaza: oggi sono oltre 300 le star e i vip del Regno Unito, fra cui Benedict Cumberbatch, Annie Lennox, Gary Lineker e Dua Lipa, che denunciano gli “orrori” e chiedono al governo laburista del premier Keir Starmer di non essere più “complice” di Israele e di fermare la vendita di armi allo Stato ebraico. In una lettera aperta al primo ministro, i cui contenuti sono stati rivelati da Sky News, si invoca anche l’accesso umanitario immediato per la popolazione palestinese e si sollecita l’esecutivo a impegnarsi diplomaticamente per arrivare a un cessate il fuoco per “i bambini di Gaza”. Fra i firmatari del documento, in cui si afferma che 71.000 bambini sotto i quattro anni soffrono di “grave malnutrizione”, c’è anche un sopravvissuto alla Shoah, Stephen Kapos. Oltre a Lineker, l’ex campione di calcio e star tv, reduce dall’addio anticipato alla Bbc dopo essere finito al centro di una bufera social in cui era stato accusato di antisemitismo da alcuni gruppi pro Israele per un post ripubblicato e poi prontamente tolto, con tanto di scuse.

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