La frana di Niscemi, che rischia di scomparire, è un caso che in Italia non sorprende. Sono numerosi i luoghi a rischio nel nostro Paese, per frane causate dalla stessa dinamica che sta erodendo il territorio nel centro siciliano. Tra i casi più celebri ci sono quello di Cavallerizzo di Cerzeto, dove nel 2005 in Calabria tutte le case sono state distrutte e gli abitanti trasferiti in un altro centro. Nel 2010 a San Fratello (in provincia di Messina) molti edifici sono stati distrutti per lo scivolamento del suolo verso valle.
San Fratello
Ad aggiudicarsi il soprannome di ‘luogo fantasma’ è anche Apice, nel Beneventano, la cui parte vecchia della città è rimasta deserta fin dai tempi del terremoto che la colpì nel 1980: prima di allora erano rimasti sul posto gli abitanti più caparbi, che avevano trasgredito all’ordinanza di sgombero nel 1962, dopo un primo violento terremoto che colpì lo stesso territorio.
Civita di Bagnoregio
Il borgo laziale di Civita di Bagnoregio (in provincia di Viterbo) è invece un esempio virtuoso di rigenerazione urbana, così come Gibellina, nel Trapanese: si tratta di luoghi distrutti dai fenomeni naturali che sono risorti facendo del turismo il loro punto di forza. La città siciliana di Gibellina, colpita dal sisma del Belice nel 1968, è rinata attraverso l’apporto di pittori, architetti, designer e scultori fino ad assumere il titolo di capitale dell’arte contemporanea per il 2026.
Gibellina
Per alcuni di questi luoghi le calamità naturali erano annunciate, come quella avvenuta a Pomarico, in Basilicata, nel 2019. “Diversi fenomeni franosi attivi sono causati da condizioni geologiche simili soprattutto nell’Appennino, per esempio in Emilia Romagna e in Molise”, osserva Giuseppe Esposito, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Pomarico
Tutte queste frane sono state causate dalla stessa dinamica, generata dalle particolari caratteristiche del suolo, con depositi sabbiosi poggiano su depositi argillosi. “Le diverse caratteristiche dei due strati di riflettono nel diverso comportamento dell’acqua”, osserva il geologo. La sabbia è infatti permeabile e lascia infiltrare l’acqua e questa, scendendo, si accumula sullo strato di argilla che è invece impermeabile. Questo determina uno ‘scivolamento retrogressivo’, vale a dire con un’evoluzione della frana verso il monte, dove si trova il centro abitato.
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