Giorgio Armani compie 91 anni e dai giornali ringrazia per l’affetto – Moda – Ansa.it

Giorgio Armani compie 91 anni e dai giornali ringrazia per l’affetto – Moda – Ansa.it


Nel giorno del suo novantunesimo compleanno, in convalescenza dopo un ricovero e assente all’ultima sfilata, Armani, Re Giorgio, dalle pagine dei giornali ringrazia tutti per la vicinanza: “In queste settimane ho sentito forte l’abbraccio di chi mi ha pensato: la vicinanza di familiari, collaboratori e dipendenti, l’affetto della stampa sui giornali e in televisione, il calore delle persone sui social o attraverso messaggi personali. Oggi, nel giorno del mio novantunesimo compleanno, desidero ringraziare tutti voi per la vicinanza che mi avete dimostrato. Non è stato facile per me non sentire il vostro applauso in diretta. Grazie di cuore, ci rivediamo a settembre”.

 

In un mondo in cui chiunque dice tutto e il contrario di tutto, Giorgio Armani festeggia 91 anni di coerenza. Di pensiero, che si è fatto stile, in un’unità di intenti che il mondo intero riconosce in una vita, iniziata l’11 luglio 1934 a Piacenza, e in una carriera, cominciata nel 1975, che ha portato Armani ad essere a capo di un gruppo, fieramente indipendente, simbolo del made in Italy.

In oltre 50 anni di lavoro, consacrati da copertine su Time, dal successo a Hollywood, dalle One Night Only in giro per il mondo, dall’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferitagli dal presidente Mattarella, mai una contraddizione, uno sgarro a un’etica fatta di dedizione e passione.

Che Giorgio Armani sia un perfezionista, capace di controllare ogni uscita di una sfilata una a una, di sorvegliare da vicino ogni dettaglio, è cosa nota.

“Sono pragmatico e razionale, ma le mie azioni vengono tutte dal cuore” ha sottolineato però lui, presentando anni fa il libro intitolato proprio ‘Per amore’. “Sono un creativo razionale, ma la spinta – le parole pronunciate nella sua Piacenza in onore della laurea honoris causa conferitagli dalla Cattolica – nasce sempre dalla passione, da un’intuizione e dal desiderio bruciante di realizzarla. Ogni idea, in fondo, è frutto di un innamoramento e questo lavoro, che per me è la vita, è un atto continuo di amore”.

Nel suo intervento di fronte agli studenti della Cattolica, Giorgio Armani aveva ricordato anche uno dei momenti più duri della sua vita, la morte del socio e compagno Sergio Galeotti, mancato nel 1985, dieci anni dopo aver fondato con lui la Giorgio Armani. “Il destino mi ha messo a dura prova e, a seguito della scomparsa del mio socio, per far sì che la Giorgio Armani sopravvivesse, ho dovuto occuparmi di persona dell’azienda. Molti pensavano che non ce l’avrei fatta, ma – aveva raccontato con grande sincerità – grazie alla mia caparbietà e al sostegno delle persone a me vicine, sono riuscito ad andare avanti”.

I momenti difficili – la lezione consegnata ai giovani – “li ho superati con l’impegno e la dedizione e il rigore, i valori che ho assimilato in famiglia e che raccomando sempre di seguire per dar forma a ciò in cui si crede, ancora di più oggi che si moltiplicano i successi effimeri perché ciò che chiede impegno dura”.

All’inizio della carriera, arrivato da Piacenza a Milano, anche per lui non è stato semplice: dal maggiolino Volkswagen venduto per lanciare l’attività alla paura di non essere all’altezza, ma poi “piano piano – raccontava a un’anteprima cinematografica qualche anno fa – ho preso forza e coraggio di voler essere qualcuno in questa avventura”. E lo ha fatto lasciando un’impronta indelebile, che non è fatta solo di stile, ma di una visione di grande rigore: “Non sono un visionario – diceva presentando il libro che porta il suo nome – ma una persona con i piedi per terra. Vivo la quotidianità in un mondo che ho pensato di poter servire, cui essere utile con questo lavoro”.

E lo ha fatto cambiando “il modo di vestire di uomini e donne, e questa – spiegava qualche anno fa – è una delle più grandi soddisfazioni”. “Ho fatto la mia rivoluzione, sottile e sussurrata ma pesante – le sue parole – scardinando delle regole dell’abbigliamento che c’erano da 30-40 anni, come proporre un abito da sera con il tacco basso, togliere rigidità alla giacca, immaginare che una donna potesse essere vestita come un uomo”.

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