Lo scontro sul referendum si sposta sul caso che tira in ballo il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, e i suoi presunti affari con la figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per reati di mafia nell’ambito di una indagine sul clan camorristico dei Senese.
Le opposizioni compatte attaccano la premier Meloni: era a conoscenza “della vicenda da un mese”. E la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein chiede all’inquilina di Palazzo Chigi di “prendere posizioni chiare” e, soprattutto, di farlo prima del referendum. Anche il leader dei cinquestelle, Giuseppe Conte, chiede alla premier di non restare a guardare e di “rivendicare il primato della politica”: “Delmastro si deve assolutamente dimettere, come fa un presidente del Consiglio a tenerlo ancora al suo posto?. Angelo Bonelli di Avs parla invece di una situazione di una “gravità inaudita” e cita un altro elemento che chiama in causa il sottosegretario: “Delmastro non ha comunicato alla Camera, come la legge prevede, il fatto che possedeva azioni di una società. Ogni deputato è obbligato a farlo. Perché non lo ha fatto?”. Domanda a cui si aggiungono quelle del collega di partito Nicola Fratoianni sul suo rapporto con la famiglia Caroccia. E in rete spunta anche una foto che ritrae i due in uno dei ristoranti gestiti in passato dal condannato.
Il clima resta quindi incandescente nell’immediata vigilia della due giorni referendaria. Con il parlamentare di Fratelli d’Italia, come già aveva fatto ieri, che non utilizza mezzi termini e definisce “la mafia una montagna di merda”, rivendicando il suo percorso politico, “il livello di scorta” e i tentativi di aggressione da parte “dei tanti mafiosi che stanno negli istituti penitenziari”. Probabile che la questione, chiuse le urne, si trasferisca in Commissione Antimafia. Le opposizioni hanno già chiesto un intervento e, in base a quanto filtra, la prossima settimana saranno valutate in ufficio di presidenza dell’organo parlamentare le richieste per una audizione di Delmastro. La volontà – si apprende da ambienti della Commissione – è quella di chiarire la questione senza alcuna intenzione di tirarsi indietro. Agli atti dell’Antimafia, tra l’altro, già da tempo ci sarebbero i faldoni relativi all’indagine sul clan Senese. Una maxi indagine portata avanti dai pm della Dda di Roma e arrivata a conclusione con la pronuncia della Cassazione nel febbraio scorso.
Non c’entrerebbe invece con la vicenda in questione l’incontro che si è svolto a piazzale Clodio tra la presidente dell’Antimafia, Chiara Colosimo, e il procuratore capo, Francesco Lo Voi, Un faccia a faccia durato oltre un’ora che, secondo quanto è emerso, sarebbe stato fissato da tempo e che rientrerebbe in quelli che periodicamente si tengono tra i vertici dell’ufficio e la Commissione. Al netto dei formalismi non si può escludere che nel corso del colloquio sia stato affrontato il tema di stretta attualità. Come non si può escludere che gli inquirenti abbiano effettuato delle verifiche, per analizzare eventuali profili penali, su quanto emerso sulla società, “Le 5 Forchette Srl”, di cui ha avuto una quota l’esponente di Fdi. Della compagine societaria faceva parte anche Miriam Caroccia, figlia di Mauro attualmente in carcere a Viterbo dove sta scontando una condanna definitiva a 4 anni. La Srl, fondata davanti ad un notaio di Biella, aveva l’unità locale in via Tuscolana, al civico 452, dove è stato aperto il ristorante ‘Bisteccheria d’Italia’.
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