Gli Stati Uniti hanno autorizzato il personale non essenziale della propria ambasciata a Gerusalemme a lasciare il Paese, sullo sfondo di un possibile attacco americano contro l’Iran. Lo riferisce il New York Times. In una e-mail inviata venerdì mattina ai dipendenti della sede diplomatica, l’ambasciatore Mike Huckabee li ha avvertiti che se volevano lasciare Israele, “avrebbero dovuto farlo OGGI”.
“Il 27 febbraio 2026, il Dipartimento di Stato ha autorizzato la partenza del personale governativo statunitense non impegnato in situazioni di emergenza e dei familiari del personale governativo statunitense dalla Missione in Israele a causa di rischi per la sicurezza”, si legge in un post dell’ambasciata. “In risposta a incidenti di sicurezza e senza preavviso, l’Ambasciata degli Stati Uniti potrebbe ulteriormente limitare o vietare ai dipendenti del governo e ai loro familiari di recarsi in determinate aree di Israele, nella Città Vecchia di Gerusalemme e in Cisgiordania”, aggiunge.
Intanto il dipartimento di Stato americano ha annunciato che Marco Rubio si recherà in Israele lunedì per discutere dell’Iran.
Il governo britannico ha annunciato “il ritiro temporaneo” del suo personale diplomatico dall’Iran, per ragioni precauzionali legate alle tensioni fra Teheran e Washington. “A causa della situazione attuale – si legge in una nota del Foreign Office – abbiamo messo in atto la misura precauzionale di un ritiro temporaneo del personale del Regno Unito dall’Iran. La nostra ambasciata continua a operare da remoto”. Gli Stati Uniti consigliano ai dipendenti non essenziali della propria ambasciata a Gerusalemme “di valutare l’eventualità di lasciare Israele finché saranno disponibili voli commerciali”. Lo si legge in un post della sede diplomatica Usa.
Anche Pechino ha consigliato “ai cittadini cinesi attualmente presenti in Iran di rafforzare le misure di sicurezza e di evacuare il prima possibile”. Lo ha affermato il ministero degli Esteri cinese citando un “significativo aumento dei rischi per la sicurezza esterna” dato che il Paese è esposto a ripetute minacce di attacchi da parte degli Stati Uniti. “Alla luce dell’attuale situazione di sicurezza in Iran, il ministero degli Esteri cinese e le ambasciate e i consolati cinesi in Iran ricordano ai cittadini cinesi di evitare per il momento di recarsi in Iran”, ha aggiunto Pechino.
Inoltre la Cina ha esortato i propri cittadini in Israele a rimanere altamente vigili e a rafforzare la preparazione alle emergenze. “Si consiglia ai cittadini cinesi in Israele” di “rafforzare le precauzioni di sicurezza e la preparazione alle emergenze, evitando di uscire se non strettamente necessario”, ha affermato l’emittente statale Cctv, citando l’ambasciata cinese nel Paese. In precedenza la Cina aveva esortato i propri cittadini a evacuare l’Iran “il prima possibile”.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato venerdì che, per raggiungere un accordo, gli Stati Uniti dovranno abbandonare le loro “richieste eccessive”, dopo i colloqui tra le due parti a Ginevra. In una telefonata con il massimo rappresentante della diplomazia egiziana, Badr Abdelatty, Araghchi ha affermato che “il successo in questo percorso richiede serietà e realismo da parte dell’altra parte, evitando qualsiasi errore di calcolo e richieste eccessive”.
Donald Trump sta ancora valutando possibilità ma non c’è alcuna chance che gli Stati Uniti vengano trascinati in una lunga guerra. Lo ha detto il vicepresidente JD Vance in un’intervista al Washington Post, sottolineando di non sapere cosa deciderà Trump, ovvero se attaccare per “garantire che l’Iran non abbia un’arma nucleare” oppure risolvere la questione con la diplomazia. Vance afferma inoltre continua a ritenersi uno “scettico degli interventi militari” all’estero, e lo stesso vale per Trump. “Penso che tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende da cosa faranno e diranno gli iraniani”.
Il ministro degli Esteri omanita e mediatore nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, Badr Al Busaidi, incontrerà oggi a Washington il vicepresidente J.D. Vance e altri funzionari statunitensi all’indomani dei colloqui di ieri a Ginevra. Lo riferisce Ms Now, sottolineando che l’incontro era programmato.
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