Gli Usa sbloccano 12 miliardi a Teheran ma è rebus sulle ispezioni Aiea – Notizie – Ansa.it

Gli Usa sbloccano 12 miliardi a Teheran ma è rebus sulle ispezioni Aiea – Notizie – Ansa.it


Proseguono nell’incertezza, tra smentite incrociate, i negoziati tra Usa e Iran, dopo il comune ottimismo delle parti e dei mediatori al termine del primo round di colloqui a Ginevra. Questo mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio è volato in Medio Oriente per rassicurare gli alleati del Golfo e ha telefonato al presidente libanese Joseph Aoun per puntellare il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah nel Paese dei cedri: è il primo, vero banco di prova per raggiungere un vero accordo con gli ayatollah, un’intesa che il premier Benjamin Netanyahu sembra minare avvisando anche oggi che con l’Iran e i suoi alleati “non è ancora finita”.
    Donald Trump, sempre più a picco nei sondaggi, con una guerra che gli è già costata 80 miliardi di dollari, ha dichiarato che Teheran avrebbe “pienamente e completamente accettato ispezioni nucleari di altissimo livello per un lungo periodo di tempo (all’infinito!!!)” e che i fondi iraniani sbloccati sarebbero stati usati per acquistare forniture umanitarie dagli Stati Uniti, ribadendo quanto già annunciato dal suo vice JD Vance.

    Peccato che il regime degli ayatollah neghi su entrambi i fronti, dopo aver incassato la sospensione delle sanzioni sul petrolio per 60 giorni, ossia la durata delle trattative. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha spiegato che i dirigenti di Teheran non hanno tenuto alcun incontro con il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi in Svizzera e non hanno in programma di consentire ispezioni dell’agenzia Onu nei siti nucleari danneggiati dall’ aggressione militare americana e israeliana. “Se avessero ragione loro, annullerei subito gli incontri”, ha replicato in serata The Donald, assicurando che gli ispettori saranno sul posto “al momento opportuno”.

    Dissonanze anche sullo sblocco, annunciato dal capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, suddivisi in due tranche da 6 miliardi. La Repubblica islamica ha smentito che le risorse saranno utilizzate per acquistare cibo e forniture mediche dagli Stati Uniti, “inclusi mais, grano e soia dai nostri grandi agricoltori americani”, come ha assicurato il tycoon. “L’Iran è l’unico Paese a decidere cosa fare dei propri fondi che verranno sbloccati, quindi respingo qualsiasi affermazione secondo cui altri Paesi avrebbero un ruolo o un’influenza su tali decisioni”, ha dichiarato l’ambasciatore iraniano all’Onu a Ginevra, Ali Bahreini.

    Come se non bastasse, ci sono divergenze pure sullo stretto di Hormuz, che secondo gli Usa è pienamente riaperto e resterà senza costi per il transito. Ma Ghalibaf ha avvisato che la gestione dello Stretto “non tornerà mai più a essere quella di prima della guerra. Naturalmente le norme internazionali saranno rispettate, ma sarà l’Iran a gestire lo Stretto di Hormuz”.

    Parole arrivate mentre la delegazione da lui guidata, comprendente anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è sbarcata in Oman per studiare la gestione congiunta di Hormuz e i relativi costi da applicare per i servizi forniti. Uno scenario respinto da Rubio, secondo cui Washington “non accetterà pedaggi o tariffe sullo Stretto”.

    Secondo l’agenzia iraniana Fars, inoltre, “solo un certo numero di imbarcazioni è autorizzato a transitare quotidianamente nello Stretto di Hormuz”. In realtà il traffico marittimo avrebbe raggiunto un livello record, pur limitato a poche decine di unità al giorno, dall’inizio della guerra, secondo i dati provenienti da piattaforme di tracciamento marittimo. Ma, stando al Financial Times, gli armatori internazionali stanno affrontando una forte incertezza su quale sia la rotta più sicura per uscire dal Golfo Persico attraverso lo Stretto, a causa di istruzioni contrastanti provenienti da Iran, Stati Uniti e compagnie assicurative occidentali: se seguono le indicazioni occidentali e navigano vicino all’Oman, rischiano possibili interferenze o azioni ostili iraniane; se invece seguono le direttive di Teheran e passano vicino alla costa dell’Iran, potrebbero incorrere in problemi legati alle sanzioni statunitensi o violare le raccomandazioni degli assicuratori. Intanto l’Organizzazione marittima internazionale dell’Onu (Imo) ha annunciato l’inizio delle operazioni di evacuazione di oltre 11.000 marinai bloccati nel Golfo.
    Nonostante le tante incertezze il filo del dialogo prosegue e dopo il round di alto livello in Svizzera, sono stati creati quattro gruppi di lavoro ad hoc su sanzioni, nucleare, ricostruzione, monitoraggio e attuazione del memorandum.

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