Spezzoni presi dai ‘Simpson’ e da ‘Friends’, ma anche da ‘Breaking Bad’ e ‘Sponge Bob’ hanno caratterizzato il video promozionale. Poi, un Donald Trump patriottico, nell’atmosfera unica dei grandi volti presidenziali del Mount Rushmore, in South Dakota, ha aperto lunedì sera le trasmissioni di ‘Trump Tv’, la piattaforma streaming attiva 24 ore su 24 lanciata dalla Casa Bianca e dedicata agli eventi dell’amministrazione. E’ un discorso del 3 luglio, nell’ambito dei festeggiamenti dei 250 degli Stati Uniti, quello scelto per lanciare la sfida al boicottaggio dei grandi network nazionali, all’interno di una diretta priva di filtri intermedi dal titolo emblematico ‘Trump TV: The Essentials Station’. Dopo la revoca degli accrediti stampa ai giornalisti di Cnn, MsNow e Politico nella sua perenne lotta personale alle “fake news”, il presidente americano ha ora l’ambizione di superare la copertura oscurata dal pool tv della Casa Bianca in solidarietà alle tre testate.
“Guarda i momenti più importanti dell’amministrazione Trump, tutti in un unico posto”, si leggeva nella descrizione del canale su YouTube. “I migliori video, i discorsi principali e i momenti salienti da non perdere, in streaming 24 ore su 24 e aggiornati in tempo reale. Resta informato e aggiornato!”. La Casa Bianca ha usato una descrizione simile su X, aggiungendo però: “Non tutti i grandi momenti sono arrivati in TV; ora possono farlo”. Un’integrazione delle trasmissioni è prevista anche tramite una finestra YouTube nel sito web della Casa Bianca, malgrado non sia ancora chiaro se Trump TV trasmetterà anche eventi in diretta con la partecipazione del presidente e della sua amministrazione. L’iniziativa ha scatenato le inevitabili polemiche. Il governatore democratico della California Gavin Newsom, con possibili proiezioni per le presidenziali del 2028, ha attaccato a muso duro, osservando che “prima Trump ha bandito l’informazione indipendente dalla Casa Bianca. Ora sta lanciando quella che è, a tutti gli effetti, una TV di Stato per cercare di oscurare il fatto che lui e la sua amministrazione corrotta stanno deludendo il popolo americano. È un comportamento davvero autocratico da parte di un presidente fallimentare”. Weijia Jiang, ex presidente della White House Correspondents’ Association, ha condannato la mossa e ha sottolineato, in un’intervista a Fox News, che gli Usa non dispongono di media controllati dallo Stato. “L’America non può avere una tv di Stato. È proprio questo che rende l’America tale. La necessità di attori indipendenti che possano svolgere il ruolo di osservatori. E se il governo ti mostra solo ciò che vuole, allora devi chiederti: cosa ci stiamo perdendo?”.
L’iniziativa del tycoon ricorda la nascita del suo Truth, dovuta ai momenti dei rapporti difficili con Elon Musk: fu messo al bando dall’allora Twitter (adesso X), così decise di creare un suo social. Adesso ci riprova con la tv, malgrado i dubbi tra i repubblicani su una battaglia sbagliata contro i media nell’imminenza delle elezioni di midterm. Ma la battaglia di The Donald potrebbe riservare ancora sorprese. Il Wall Street Journal ha riferito che il presidente ha ripetutamente preso in considerazione l’idea di trasferire l’intero corpo dei giornalisti accreditati dalla Casa Bianca a un’altra sede nelle vicinanze. L’ipotesi, sconsigliata dai suoi stessi funzionari, l’ha riproposta anche nell’ultimo mese, spinto dalla crescente frustrazione sulla copertura mediatica che gli viene riservata.
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