I mosaici ‘made in Italy’ che abbelliscono Lourdes e Gerusalemme – Chiesa in Italia – Ansa.it

I mosaici ‘made in Italy’ che abbelliscono Lourdes e Gerusalemme – Chiesa in Italia – Ansa.it


Nascono nelle botteghe di una cittadina del Nord, Spilimbergo, in Friuli Venezia Giulia, i mosaici più apprezzati nel mondo. Decorano i luoghi santi di Gerusalemme come quelli di Lourdes. La Scuola Mosaicisti è nata nel 1922 e oggi conta settanta aspiranti maestri dell’arte musiva, come viene chiamata la decorazione che viene fatta con piccole tessere di vari materiali e soprattutto con una pazienza certosina. Spilimbergo, quasi dodicimila abitanti, negli anni 90 contava sei aziende che realizzavano queste opere decorative, oggi sono invece una settantina. “Se da una parte c’è la grande tradizione di Aquileia, qui abbiamo il fiume Tagliamento che è praticamente un magazzino a cielo aperto con i suoi sassi e materiali che hanno una varietà di colori come non si trovano da nessuna altra parte del mondo”, spiega il presidente Stefano Lovison ad un gruppo di vaticanisti in visita in alcuni luoghi sacri e culturali della provincia di Pordenone con l’associazione Eventi e l’ente di promozione del turismo regionale. 
    Sono dunque ‘made in Italy’ alcuni dei rivestimenti in mosaico più importanti del mondo, come quelli al Santo Sepolcro di Gerusalemme o all’interno della basilica di Lourdes. La sezione sacra è importante ma sono arrivati da questa fucina di mosaicisti, che ha una collaborazione anche con la Fabbrica di San Pietro, anche le opere che adornano il Foro Italico a Roma o il Ground Zero a New York.
    Oggi sono una settantina gli studenti di quindici diverse nazionalità. La maggior parte sono donne per un lavoro che nel passato era invece appannaggio quasi esclusivo degli uomini.
    “Quasi tutti, una volta uscita dalla scuola, trovano lavoro e molti di loro si fermano proprio qui perché arrivano richieste di opere grandi che possono essere fatte solo in collaborazione tra diverse botteghe”, spiega ancora il presidente.
    E la scuola diventa anche una occasione per costruire la pace. Lovison racconta la storia di due studentesse, Valeria e Maria, la prima ucraina e l’altra russa, che studiavano insieme e dividevano anche la casa, e che hanno deciso si mantenere la loro amicizia e collaborazione artistica nonostante i loro paesi siano da anni in guerra tra loro. “Si sono fermate qui perché qui lavorano: è una delle tante belle storie di questa Scuola”, conclude il presidente.
   

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