I ritmi estremi della premier Takaichi riaprono il dibattito sul superlavoro in Giappone – Mondo – Ansa.it

I ritmi estremi della premier Takaichi riaprono il dibattito sul superlavoro in Giappone – Mondo – Ansa.it


Sonno ridotto all’essenziale, in media quattro ore a notte, giornate scandite da un’agenda fitta di impegni, persino la gestione dei pasti relegata a una questione di secondo piano. È il ritratto inedito, e per certi versi disarmante, della quotidianità della premier giapponese, Sanae Takaichi, a sei mesi esatti dal suo insediamento alla guida del governo.

“Vorrei dormire un po’ di più”, ha confidato all’ex ministro Akira Amari, in un colloquio che i media nipponici hanno colto come uno spiraglio nella rigidità istituzionale. Una frase che si pone in contrasto con lo slogan che aveva accompagnato l’avvio del suo mandato, quel “Lavorare, lavorare, lavorare, lavorare e ancora lavorare” divenuto rapidamente un mantra politico, nominato tormentone dell’anno in Giappone per il 2025.

Prima donna a guidare l’esecutivo giapponese dopo la vittoria alle primarie del partito di governo lo scorso ottobre, la 65enne Takaichi ha difatti tradotto quella dichiarazione d’intenti in una pratica quotidiana senza tregua. Già in passato era stata criticata per la convocazione di riunioni governative alle tre del mattino. Una scelta allora difesa come ‘necessaria per la gestione dei dossier più urgenti’. In aprile la premier aveva ammesso in Parlamento che il tempo destinato al riposo era “piuttosto limitato”, complice anche la gestione delle incombenze domestiche.

Solo di recente si è trasferita nella residenza ufficiale a pochi passi dal suo ufficio, insieme al marito colpito nel 2025 da un ictus che gli ha causato una paralisi sul lato destro del corpo. Per via di queste condizioni, è la stessa Takaichi ad assisterlo in parte nella vita quotidiana. La coppia non ha figli. “Il resto del tempo è dedicato al lavoro”, aveva sintetizzato, spiegando la scelta di portare spesso i dossier a casa per evitare che staff e sicurezza restino a lungo in attesa negli uffici governativi.

Non meno emblematica la questione dei pasti, a fronte dei vincoli logistici nella residenza ufficiale che le renderebbero difficile fare la spesa o ordinare cibo dall’esterno. “Se si esauriscono i surgelati, è finita”, ha spiegato con pragmatismo, restituendo l’immagine di una quotidianità quasi ridotta all’osso. L’intero racconto, tuttavia, apre a un dibattito più ampio. La questione del sonno riveste particolare importanza in Giappone, dove gli orari di lavoro massacranti sono spesso ritenuti responsabili del karoshi – la morte per superlavoro – e dove da decenni si lotta per cambiare una cultura aziendale che si aspetta che i dipendenti rimangano in ufficio fino a tardi e socializzino con i colleghi la sera.

I dati ufficiali del ministero del Lavoro registrano circa duecento casi annui riconosciuti per indennizzo, mentre gli studi epidemiologici parlano di una realtà ben più ampia, con migliaia di decessi e patologie gravi riconducibili a ritmi insostenibili, stress cronico e carico cardiovascolare legato alla pressione lavorativa. Una ricerca pubblicata in occasione della Giornata mondiale del sonno a marzo ha rilevato che in Giappone le persone dormono in media sette ore e un minuto nei giorni feriali, 38 minuti in meno rispetto alla media dei Paesi del G7. Oggi come prima, il confine tra dedizione e disciplina, nel Giappone del lavoro senza pause, appare ancora una volta sfuggente. E continua a interrogare un modello che fatica a trovare un punto di equilibrio.

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